DELITTO DI ARCE: Intervista allo psicologo.

Casi irrisolti

Delitto di Arice

Torniamo ad occuparci dell’omicidio di Serena Mollicone con un’ampia intervista allo psicologo-criminologo, Enrico Delli Compagni che ha svolto approfondite indagini sul caso.

Come mai sono stati trovati fogli della tesina che Serena stava preparando, accanto al suo cadavere. Gli inquirenti hanno indagato sul tema della tesina, la follia. Magari poteva essere entrata in contatto con qualcuno con problemi psichici.

Non trovo la domanda interessante perché se dovessimo scandagliarla senza aver basi di prova arriveremmo a conclusioni come quelle di Voyager o simili, senza offesa, ma se siete un sito d’inchiesta (e rinnovo i complimenti) lavoriamo su fatti, certo alcune teorie sono interessanti. Tuttavia la tesina non era la sua, ma di un’altra studentessa (che si era diplomata un anno prima) che gliela aveva prestata (o l’aveva ottenuta dalla scuola, non si è mai capito); lei doveva lavorarci e presentare una bozza. Ricordo che in questo caso si parla di una ragazza (Serena Mollicone) che frequenta l’ultimo anno di un liceo psico socio pedagogico, quindi avrebbe presentato una tesina di una decina di pagine piuttosto compilativa e di certo non d’inchiesta. Escludo dunque che possa avere avuto contatti con persone con problemi psichici per questa motivazione, anche se naturalmente l’omicida era di certo un soggetto psicopatologico.

Sui libri e sulla tesina è stata trovata almeno un’impronta digitale non utile all’identificazione, ma con punti utili all’esclusione o a una parziale comparazione. Infatti per la cassazione sono necessario almeno 16-17 punti per l’identificazione di un soggetto attraverso le impronte digitali, tuttavia se durante le indagini se ne rilevano alcune che non raggiungono il numero utile di punti vengono comunque repertate e conservate perché possono esser utili all’esclusione. Per spiegare meglio: ogni impronta ha delle caratteristiche ricorrenti che vengono identificate in punti, ne occorrono almeno 16 o 17 (la sentenza della Cassazione dice proprio così, 16 o 17 punti) per identificare una persona, ma se ad esempio dovessimo trovare un frammento di impronta che presenta solo 9 punti, potremmo comunque confrontarla con quella completa di un sospetto. Se questa coincide non sarà sufficiente ad indicarlo come colpevole, tuttavia potrebbe essere un  forte indizio, ma se non dovessero coincidere, automaticamente questo porterebbe all’esclusione del sospettato.

Perché il corpo è stato posizionato in quella maniera? La pista satanica poteva essere stata un depistaggio?

Il corpo è stato maneggiato con cura e questo verosimilmente ha anche provocato un certo piacere al soggetto esecutore, piacere noto anche con il termine ‘necromania’. La vittima non è stata ‘deumanizzata’, ma posizionata in quel modo per una sorta di occultamento o meglio ritardo nel ritrovamento. Come un voler avere una cura, un rispetto per la vittima. Questa lascia pensare che l’assassino sia un organizzato (nella famosa dicotomia degli assassini ORANIZZATI/DISORGANIZZATI dell’FBI) o comunque abbastanza organizzato. Che abbia un forte legame emotivo con la vittima e che sia un tipo piuttosto controllato. Questo lo si può dedurre proprio dalla cura verso il ‘confezionato’ con estrema attenzione, manipolato per diverso tempo, trasportato in un luogo prestabilito per ritardarne quanto più possibile il ritrovamento.

E’ doveroso ricordare che in quei gironi tutti cercavano Serena Mollicone, e proprio in quella radura dove poi sarà ritrovata nella domenica del 3 giugno. Il giorno prima vi era stato un sopralluogo di 2 pattuglie dei carabinieri. L’assassino o chi per lui (parliamo dunque e sempre di una combinazione criminale perché potrebbero essere più persone, anche se in questo caso è verosimile che il soggetto abbia fatto tutto da solo) era al corrente dei vari sopralluoghi e si è mosso nella tarda notte tra il sabato e la domenica, con l’altissimo rischio di essere scoperto, per trasportare il cadavere e posizionarlo nella radura, dove comunque si è trattenuto per oltre mezz’ora. Infatti è necessario considerare l’avvicinamento alla zona esatta attraverso una strada sterrata lunga qualche centinaio di metri. Il parcheggio, il trasporto manuale del corpo, il posizionamento del cadavere, ha dovuto legare l’avambraccio destro ad un arbusto attraverso un fil di ferro, creare una specie di capannina (copertura o culla) con degli arbusti fermati ad hoc da rametti spezzati. Gli arbusti non la coprivano interamente, ma formavano una specie di tettoia dal busto fino alla testa.

La cura nell’abbandono del cadavere è fondamentale e significativamente rilevante per quanto riguarda il rapporto emotivo che l’assassino nutriva per la vittima (non necessariamente corrisposto), altrimenti se ne sarebbe sbarazzato in maniera sbrigativa con meno rischi. Avrebbe potuto buttarlo in una scarpata, simulando un incidente, oppure, come spesso accade negli omicidi scaturiti in ambiti illeciti fortemente legati alla droga o alla tossicodipendenza, avrebbe ‘depezzato’ il cadavere per trasportarlo lontano, tipo in una discarica, o magari buttandolo in un fiume. Manipolare il cadavere, confezionarlo, trasportarlo, aumenta il rischio di essere scoperti, ma anche di lasciare tracce. L’assassino ha scelto coscientemente questa via per un proprio bisogno psicologico.

La pista satanica non ha mai avuto un vero e proprio seguito, venne ventilata all’inizio per via di alcune dichiarazioni e solite voci di soggetti fuori dalle indagini che amano mettersi in mostra inventando di sana pianta storie, facendo illazioni prive di logica. Naturalmente la procura fece degli accertamenti idonei, ma non c’erano riferimenti di sorta. I delitti satanici sono piuttosto identificabili proprio perché hanno tale significato. Il satanismo acido (come le bestie di Satana, ovvero soggetti in preda a intossicazioni di sostanze) producono degli omicidi disorganizzati, grossolani, lasciando tracce. Tali delitti di solito vengono occultati, nascosti il più possibile, si cerca di evitarne la notizia. Quindi i cadaveri sono occultati, bruciati, lasciando gli inquirenti ad indagare sulle persone scomparse. Nel caso di Serena Mollicone invece siamo di fronte ad un omicidio forse inizialmente casuale, ma poi voluto fino in fondo, bene organizzato nella fase post omicidiaria dove la fase di occultamento è stata fatta da uno o più soggetti organizzati, attenti, ordinati, a tratti ossessivi.  E’ giusto ricordare che sul nastro che avvolgeva la vittima e su di un bidone che è stato posto ai piedi del corpo sono state ritrovare impronte digitali in parte utili alla comparazione, che però non corrispondono a quelle di Carmine Belli, né a quelle di una serie di persone che volontariamente hanno permesso il confronto, tra questi il padre di Serena e lo zio.

E' verosimile la tesi del suicidio del brigadiere dei carabinieri Santino Tuzi?

In parte è indubbiamente credibile.

Bisogna valutare alcuni dati: la quantità di tracce ematiche all’interno della vettura. Essendosi sparato all’interno dell’abitacolo devono esserci per forza numerose tracce a seguito dello sparo, inclusa naturalmente la gora ematica a seguito della ferita. La gora ematica deve essere compatibile con la posizione della vittima al ritrovamento e quindi nell’ipotetica posizione dello sparo;

Quantità di residui di polvere da sparo: a seguito di un’esplosione di un colpo all’interno di un abitacolo di un’auto, questo deve riempirsi di particelle ternarie (ovvero molecole di piombo, antimonio e bario che si formano a seguito dell’altissima temperatura che si raggiunge durante la detonazione), quindi bisogna confrontare la quantità di molecole presenti che devono essere in numero altissimo;

Verifica di un’altissima presenza dei residui di sparo sulla mano della vittima;

Presenza di microspruzzi sulla mano del brigadiere che deve esserne stata attinta nell’immediatezza del colpo, prima che il rinculo allontanasse la pistola;

Corrispondenza tra la ferita al petto e la distanza di sparo. Infatti a seconda della distanza di sparo si crea un tipo di ferita

Il tramite del proiettile all’interno del corpo deve essere tendenzialmente, molto leggermente, dal basso verso l’alto e da destra verso sinistra se il soggetto è destrimane;

Deve essere presente il cosiddetto ‘segno di Felc’ ovvero il segno lasciato dal carrello della pistola semiautomatica nello spazio tra il pollice e l’indice. Durante i suicidi, dovendo mettere la canna della pistola a contatto con il corpo, si assume una posizione innaturale per cui a seguito dello sparo, quando il carrello torna indietro per permettere l’espulsione del bossolo e l’inserimento del nuovo proiettile, tocca inevitabilmente questo spazio di cute lasciando una traccia come un piccolo binario. Questo non accade se il suicida ha premuto il grilletto con il pollice, cosa però atipica, specie per chi ha buona dimestichezza con le armi.

Naturalmente il bossolo deve essere recuperabile all’interno dell’abitacolo.

Ci sarebbero 3 persone indagate, tra queste il figlio del maresciallo Mottola (comandante stazione CC di Arce). Si parlava già da tempo della ‘copertura’ del papà. Come mai solo ora se ne parla?

Inizialmente le indagini furono condotte dal maresciallo Mottola che, forse per paura di un eventuale coinvolgimento del figlio, orientò le stesse e forse, alcuni dicono, non verbalizzò alcune dichiarazioni di persone informate sui fatti. Il figlio del maresciallo orientava in aree vicine alla tossicodipendenza, allo spaccio di droga e a tutto ciò che a questo è legato. Venne interrogato dalla procura e chiarì la sua posizione. Forse nasconde qualcosa, ma non necessariamente qualcosa legata al delitto.

 

Quali sono stati gli errori investigativi nel caso Belli?

Di errori investigativi sul caso Belli ce ne sono stati moltissimi.

Il voler indagare Belli solo perché aveva mentito non dicendo che conosceva il posto dove è stato trovato il cadavere per nascondere che lo frequentava con delle prostitute;

Indagare Belli perché aveva ‘avvistato’ Serena Mollicone, ma questo avvistamento risultava essere errato. Infatti in quei due/tre giorni vi erano due ragazza che assomigliavano molto alla Mollicone, inoltre erano vestite apparentemente in maniera simile, con un pantalone scuro e una magliettina sul rosso;

Ignorare alcuni testimoni che avevano avvistato Serena Mollicone ad Arce nella tarda mattinata del primo giugno. La procura e l’UACV (Unità Analisi Crimine Violento)  che indagavano, non considerarono attendibili tre testimoni che dichiaravano la presenza della Mollicone ad Arce dalle 11 di quella mattina in poi. Forse lo fecero per difendere la loro teoria del crimine che prevedeva che l’assassino (per loro Carmine Belli) ghermisse la ragazza entro le 10.10 presso la rotonda di Isola Liri.

In parole povere il non voler vedere se non in quella strada.

 

Errori sul giorno e ora della morte;

Serena Mollicone esce di casa la mattina del 1 giungo 2001 intorno alle 7.30. Prende il bus verso Isola Liri dove scende e si dirige verso l’ospedale per fare un’ortopanoramica, esame che effettua intorno alle 9.50. Esce e si dirige alla fermata dell’autobus presso la rotonda di Isola Liri dove resta fino alle 9.30/9.35. Questi spostamenti sono tutti attendibili, documentati e riscontrati da diversi testimoni. Da lì in poi le ipotesi sono diverse, può essere tornata ad Arce, come dicono diversi testimoni, o può aver incontrato l’assassino strada facendo. Comunque sia, alla fine è scoperta cadavere domenica 3 giugno intorno alle ore 12.15 presso la radura di Fonte Cupa. Alle ore 14 circa arriva la dottoressa Conticelli medico legale. I risultati autoptici indicano l’epoca della morte nell’intervallo tra le 24 e le 36 prima del sopralluogo, ovvero tra le 14.00 del primo giugno e le 2.00 del 2 giugno.

La dottoressa Conticelli scrive: ‘la cute della salma è molto fredda al tatto; le macchie ipostatiche (alle regioni declivi del corpo, per quanto evincibile in sede di sopralluogo) non sono improntabili alla semplice pressione; sugli indumenti e sul corpo sono presenti numerose colonie di larve di ditteri, tutte con le stesse caratteristiche morfologiche e dimensionali (lunghezza circa 2 mm); la rigidità cadaverica è presente in tutti i distretti’;

L’autopsia verrà svolta il 4 giugno.

Successivamente all’intervento dell’UACV diretta dal dottor Carlo Bui, è richiesta una nuova consulenza sull’epoca della morte al professor D’Aloja il quale visiona una video cassetta, relativa al ritrovamento del cadavere e alla successiva ispezione, insieme al dottor Carlo Bui (parole sue vergate sulla consulenza tecnica agli atti). Esiste infatti una videocassetta che comprende due tracce video, la prima che riprende il sopralluogo, la seconda parte riprende la dottoressa Conticelli, presenti diversi carabinieri, che esegue l’ispezione cadaverica esterna (fatta subito dopo il ritrovamento, ovvero intorno alle 15.00 del 3 giugno) erroneamente indicata dagli inquirenti come autopsia (fatta il 4 giugno). Questo errore di trascrizione gioca un brutto tiro agli inquirenti che cercano nuove prove al fine di inchiodare Belli. Infatti secondo l’epoca della morte indicata dalla Conticelli, la Mollicone sarebbe morta tra le 14.00 del primo giugno e le 2.00 del mattino del 2 giugno, periodo in cui Belli ha un alibi inattaccabile. Il professor D’Aloja guardando il video, indica come nuova epoca della morte un intervallo di tempo tra le 76 e le 57 ore antecedenti il video, che pensa sia del 4 giugno, quindi facendo il calcolo tra le 11.30 del 1 giugno e le 6.30 del 2 giugno. Il gruppo dei consulenti tecnici della difesa scoprono l’errore di datazione del video e in seguito a tutti i riscontri e la testimonianza della stessa dottoressa Conticelli, nonché dei vari inquirenti ripresi nei due diversi video, si potrà palesemente e pacificamente affermare che è del 3 giugno. A questo punto le dichiarazioni del prof. D’Aloja diventano inverosimili perché partendo dal video, l’intervallo di morte si sposta e diventa, dalle 11.30 del 31 maggio alle 6.30 del primo giugno, quando la Mollicone era ancora viva e vegeta.

 

Profiling sull'assassino.

Soggetto maschio, bianco, età tra i 30 e i 40 all’epoca dei fatti (2001). Locale inteso all’interno del raggruppamento di quella decina di paesetti intorno all’area di Arce. Automunito. Indipendente sia da un punto di vista economico, lavora in maniera stabile, che da un punto di vista personale, quindi libero negli orari e negli spostamenti. Conosceva la vittima con la quale aveva un rapporto emotivo anche se non necessariamente corrisposto. Probabilmente un narcisista, forse un persecutore sensibile al rifiuto, con alta sensibilità alla frustrazione. E’ possibile che sia collezionista di armi, coltelli, ecc. Ha comportamenti che tendono a farlo sentire maggiormente virile di quanto egli stesso non ci si percepisca. Soggetto introverso, incapace di esprimere i propri sentimenti profondi e di sostenere un dialogo, una controversia, un litigio senza scivolare nelle offese dell’orgoglio reagendo in maniera veemente. Persona con aspetti infantili di conservazione. Intelligenza nella media, bisognoso di protezione e affetto. Persona curata nel corpo e nel vestire. Non dovrebbe avere precedenti penali. Il delitto e la successiva modalità di conservazione/manipolazione lascia pensare a un soggetto ‘Need Promoting’ e espressivo, ovvero che il delitto è scaturita per una propria necessità esprimendo un bisogno.

 

La redazione ZdO

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