VIA POMA: Dodicesima udienza

Casi irrisolti

Via Poma 12esima udienza

Nell’afa dell’aula bunker di Rebibbia prosegue il processo a carico di Raniero Busco, fidanzato di Simonetta Cesaroni all’epoca dell’omicidio (7 agosto 1990). Nell’udienza del 7 luglio, sono state ricostruite le fasi del delitto e fatto il punto sul Dna presente sulla scena del crimine.

“Il delitto è frutto di un'azione violenta avvenuta in un'unica stanza verosimilmente avvenuto dopo un approccio sessuale con consensuale svestimento cui è seguito uno schiaffo da parte dell'aggressore alla vittima dopo che questa aveva reagito negativamente al morso che aveva subito. Infine è arrivato l'accoltellamento”. Sono le parole dell’ex comandante del Ris di Parma Luciano Garofano davanti ai giudici della terza Corte d’Assise presieduta da Evelina Canale.

Simonetta fu trovata vestita solo dei calzini. Dunque, secondo l’investigatore, ci fu un approccio sessuale consenziente poi un forte morso al seno, a quel punto la reazione della ragazza alla quale seguì uno schiaffo dell’assassino che poi colpì la sua vittima con 30 coltellate (o colpi di un tagliacarte mai ritrovato).

La dinamica è stata illustrata da Stefano Moriani, dell'Istituto di medicina legale dell'Università La Sapienza di Roma, autore insieme all'ex comandante del Ris di Parma Luciano Garofano e al biologo dello stesso Ris Marco Pizzamiglio, di una lunga consulenza tecnico-scientifica. Secondo questa ricostruzione i colpi furono 30: 6 al volto, 3 al collo, 7 al torace, 8 all'addome e 6 al livello genitale.

Per quanto riguarda il Dna presente sulla scena del crimine “l'unico trovato è quello di Raniero Busco”, in particolare sugli indumenti posati sul corpo della vittima e cioè sul corpetto e il reggiseno. Il maggiore Pizzamiglio ha precisato che “la comparazione delle tracce sui reperti raccolti col Dna delle altre 29 persone cui fu prelevato il campione biologico, nonché con i profili d'archivio di circa 29mila altre persone, hanno dato esito negativo”. In altri due reperti (su un tavolino e nell'ascensore dello stabile di via Poma) “è stato trovato sangue misto non definibile».

Da precisare, secondo gli esperti, che se lavati, saliva e sudore, scompaiono e sicuramente la ragazza non indossava gli stessi indumenti di tre giorni prima, quando aveva avuto rapporti con l'ex fidanzato. Ma questo è un punto controverso perché non si ha la certezza che si tratti di saliva.

L’intera fase dell’omicidio si sarebbe consumato nella stanza dove è stata trovata la vittima, l’ufficio del direttore dell’AIAG Carboni, senza però segni di colluttazione.

L’assassino ha poi pulito il sangue “a secco”, con gli indumenti della vittima. Ne è uscito poco, perché la ragazza era supina e il grosso dell'emorragia è stata interna.

Dall'esame del contenuto gastrico dello stomaco di Simonetta infine, l’ora dell'omicidio sarebbe da individuare intorno alle 17.

Prossima udienza, il 19 luglio. Saranno ascoltati gli esperti nominati dalla difesa e c’è attesa per la presenza Salvatore Volponi, ex datore di lavoro di Simonetta. L’uomo in precedenza non si è presentato o non ha testimoniato a causa delle precarie condizioni di salute.

 

 

Giovanni Lucifora

centrometeo.com