DISPERSI LOS ROQUES: La storia della Transaven. Testimonianza.

Casi irrisolti

 

Era il 4 gennaio del 2008. Venezuela. Un piccolo aereo da turismo spariva tra Caracas e l’arcipelago di Los Roques. A bordo 18 persone, tra loro 8 italiani. Il pilota aveva comunicato gravi avarie ad entrambi i motori. Da quel momento dell’aereo e dei suoi passeggeri non se ne è più saputo nulla. O meglio, dopo una decina di giorni fu ritrovato un corpo su una spiaggia; a poca distanza un giubbotto di salvataggio della stessa compagnia. Quel corpo, secondo analisi superficiali, fu riconosciuto come quello del copilota.

I giorni seguenti, le ricerche della protezione civile e dei militari, non diedero alcun risultato. Da allora si sono avanzate varie ipotesi: ammaraggio ben riuscito, ma difficoltà nell’evacuazione dell’aereo. Sembra infatti che il Let 410 (produzione cecoslovacca, anno di costruzione 1987) fosse privo di uscita di emergenza e qualche problema potrebbe essersi verificato nell’apertura del portellone.

Altra ipotesi: il dirottamento con conseguente sequestro dei passeggeri. I motivi sarebbero legati al narcotraffico, molto attivo in quella zona. Nella lista dei passeggeri infatti figurano 12 passeggeri, più pilota e copilota. 14 in tutto.

Dopo alcuni mesi però fu recuperata la prima comunicazione radio con la torre di controllo di Caracas. Il comandante dell’aereo dichiarava di avere a bordo 18 persone; chi sono i 4 passeggeri non in lista?

Chapi Air-Transaven

Al sito internet di Cosmo de La Fuente, un artista venezuelano dissidente, un maresciallo dei Carabinieri ha inviato una lettera dopo una vacanza a Los Roques. Una lettera del 21 febbraio 2010.

Il militare scrive che dopo sei anni consecutivi, si è recato di nuovo nell’arcipelago con la moglie e alcuni amici. Premette però che questa è stata l’ultima volta.

‘In questi anni – scrive – abbiamo avuto modo di scoprire una triste realtà che riguarda la gestione delle compagnie aeree che collegano l’aeroporto di Maiquetia a Los Roques (sia quelle di linea sia quelle private)’.

Il maresciallo sottolinea che scrive la lettera per far riflettere chi vuole andare a Los Roques, a discapito di chi vive e lavora nell’arcipelago e che non ha colpe.

Partiti da Bologna il 28 gennaio sono arrivati a Maiquetia alle 17. Alle sei del mattino successivo si sono presentati in aeroporto, il volo per Los Roques era previsto per le sette. Qualcosa però non quadra; dopo due ore di attesa il pilota del charter che li doveva portare a destinazione li avvicina spiegando che manca il carburante in quanto il camion che trasportava il rifornimento si è (inspiegabilmente) rotto. Niente carburante, niente spiagge caraibiche.

Trascorrono altre tre ore e la delusione lascia il posto alla speranza che la vacanza non è compromessa. Il Maresciallo, la moglie e i 4 amici (due coppie), vengono avvisati che è pronto un altro aereo. Insieme a loro si imbarcheranno 9 persone. Il velivolo dispone di 15 posti. Bene.

Bene fino a un certo punto perché qui inizia quella che nella lettera, intitolata ‘Vivi per miracolo’, è definita come una ‘Drammatica avventura’: nessuna lista d’imbarco ufficiale; prima del decollo, da un motore esce del carburante; l’aereo in questione, un Let 410 con identificativo Yankie Victor 1844 –scrive il maresciallo- ‘è a dir poco fatiscente (come tutti gli aerei da noi presi negli anni precedenti). Dopo circa 20 minuti di volo abbiamo udito un forte boato sull’ala sinistra, l’elica si è fermata e l’aereo ha cominciato a perdere quota. Il pilota ha quindi invertito la rotta e, dopo poco, l’aereo si è stabilizzato di nuovo in quota.

Ho cercato di prendere il giubbotto di salvataggio ma non c’era, ne mancavano molti. Dopo circa venti minuti di panico l’aereo è atterrato a Maiquetia. Lungo la pista erano già pronte le ambulanze, i vigili del fuoco ed un elicottero con il motore acceso, pronto per iniziare eventuali ricerche in mare.

Scesi dall’aereo i piloti si sono e ci hanno abbaracciati, a testimonianza della drammaticità di quanto era accaduto’.

Ai ‘malcapitati’ non fu data alcuna spiegazione e nessuna assistenza. Dopo altre cinque ore sono riusciti a salire su un altro aereo con 6 posti e anche qui nessuna lista d’imbarco.

Il maresciallo a questo punto prosegue facendo riferimento all’incidente del 4 gennaio 2008. Anche lui, quell’anno, a febbraio, era a Los Roques e vide, assieme alla moglie e agli amici, un fuoripista di un aereo che fortunatamente non causò vittime. Il velivolo finì in mezzo alle mangrovie al bordo della pista e ci restò per parecchio.

La lettera prosegue e il passo successivo ci farà comprendere come la vita spesso porta a incroci inevitabili del setino.

‘La compagnia con cui abbiamo viaggiato a Febbraio del 2008 si chiamava “Chappy air”. Durante il volo abbiamo constatato che sul libretto relativo alle procedure di emergenza, il logo della compagnia (Chapi Air) era stato affisso sopra il logo della compagnia  ‘Transaven’, compagnia sospesa a causa dell’incidente del 4 Gennaio. Ci è stato poi riferito che la ‘Chapi Air’ aveva rilevato la ‘Transaven’, continuando ad utilizzare gli stessi aerei.

Ma c’è di più.

Un funzionario dell’Istituto Nazionale dell’Aviazione Civile, l’11 gennaio del 2008, invia una lettera ai familiari dei dispersi.

Daniel Lara Farìas spiega alcuni risvolti della compagnia privata venezuelana ‘Transaven’.

Si tratta di un’azienda familiare fondata da Efraìn Rodriguez che opera da sempre su Los Roques ma che ha anche un discreto traffico nell’area dei Caraibi olandesi, Curazao, Bonaire e Aruba.

Usa aerei Let 410 UPV da 19 passeggeri.

Secondo il funzionario dell’Istituto Nazionale dell’Aviazione Civile, questi velivoli non sono dotati di GPWS, lo strumento che avvisa quando l’aereo si avvicina troppo alla superficie, o il TCAS, che avvisa della presenza di un oggetto fisso sulla rotta o l’avvicinamento invasivo di altri velivoli. Inoltre non dispone di ulteriori strumenti necessari alla sicurezza.

La ‘Transaven’, prosegue Farìas, ha una storia drammatica in quanto Rodriguez è scomparso nel 1997 mentre pilotava il volo YV 784.

L’elemento che però fa più riflettere è che la compagnia riceve trattamenti molto morbidi da parte dell’INAC. E questo atteggiamento avrebbe delle motivazioni ben precise.

Di solito, l’Istituto Nazionale, assegna due ispettori, uno per la sicurezza e uno per la manutenzione. Inoltre assegna un analista del trasporto aereo nazionale e uno internazionale per ogni linea. Farìas, nel 2005 era stato nominato analista delle operazioni internazionali  alla ‘Transaven’.

Un giorno riceve una richiesta dalla compagnia che chiede il permesso di effettuare voli su Boanire e Curazao. Dopo aver analizzato la documentazione, il funzionario concede i permessi, ad eccezione di un nuovo aereo. Il velivolo in questione non ha la copertura assicurativa.

Dopo alcuni giorni la polizia dell’aeroporto di Valencia (Venezuela) chiama il funzionario riferendo che nel permesso di un volo della ‘Transaven’ manca la matricola dell’aereo. Farìas risponde che è logico in quanto quell’aereo non possiede alcun permesso. La polizia di Valencia allora sottolinea che quel volo non può decollare, e Farìas risponde convinto: “Certo”.

Trascorrono pochi minuti e il cellulare del funzionario dell’INAC inizia a squillare. E’ il direttore delle operazioni compagnia aerea. E’ furioso. Chiede le motivazioni del mancato rilascio dell’autorizzazione al decollo poi passa il telefono al presidente della ‘Transaven’; anche questo è gonfio di rabbia e gli promette che la storia non finirà così.

Quel giorno la compagnia fu obbligata ad utilizzare un altro aereo.

Dopo alcuni giorni Farìas vede uscire il direttore delle operazioni e il presidente della compagnia dall’ufficio dell’ingegnere Olga Scott, ispettore dell’INAC per la sicurezza. Farìas seppe che i due avevano chiesto un appuntamento con la Scott per parlare della mancata autorizzazione al loro aereo. A quell’incontro era presente anche l’avvocato Carmen Lanza, capo della divisione per la quale lavorava Farìas. Lanza riferirà a Farìas di una riunione infuocata con improperi e insulti nei suoi confronti. Si era addirittura arrivati a chiederne il licenziamento. L’avvocato arrivò a proporre a Farìas il trasferimento a un’altra azienda. Il funzionario sorpreso chiese il motivo di tanto allarme verso una lamentela ingiusta di un’azienda che in quel caso non era in regola.

Il motivo era molto semplice, conclude Farìas: l’ingegner Olga Scott, ispettore dell’INAC per la sicurezza era la vedova di Efrain Rodriguez, Il fondatore della Chapi Air (diventata ‘Transaven’). A capo dell’azienda, alla scomparsa del fondatore, erano arrivati i figli Efraìn e Miroslaba.

Farìas fu licenziato alcuni mesi dopo ma fu seguito poi dalla stessa Olga Scott perché aveva firmato l’autorizzazione di un DC9 carico di droga.

(Il video riguarda la comunicazione ufficiale tra il pilota dell'aereo della Transaven e la torre di controllo di Caracas. Ascoltate al secondo 35 il numero dei passeggeri: 18 e non 14. Questa registrazione è stata trovata dai familiari dei dispersi un anno dopo!)

 

Giovanni Lucifora

centrometeo.com