VIA POMA: Quindicesima udienza (VIDEO)

Casi irrisolti

Parola ai consulenti della difesa. Prima però, ancora Volponi protagonista: la III Corte d’Assise ha conferito l’incarico di accertare le reali condizioni di salute dell’ex datore di lavoro di Simonetta Cesaroni. L’uomo sarà visitato dallo psicologo Pietro Rocchini per accertare la sua depressione cronica. L’11 ottobre sarà depositata la perizia e il 20 (prossima udienza) staremo a vedere.


Dunque la difesa all’attacco con Giancarlo Umani Ronchi dell’istituto di medicina legale de ‘La Sapienza’ e l’odontoiatra forense Emilio Nuzzolese. I due hanno inevitabilmente evidenziato le carenze tecniche di questa indagine che dopo 20 anni mostra poche certezze, forse nessuna se non la morte della povera Simonetta.

Nel caso di via Poma non confessa nessuno come nell’omicidio di Sarah Scazzi. Qui nessuno confessa ma soprattutto pochi depongono e quando lo fanno non convincono. Se nella vicenda di Sarah c’era un mostro dilettante, qua sembra di essere invece di fronte a qualcosa di più organizzato...

 

Ma occupiamoci della quindicesima udienza.

 

Impossibile definire ‘morso’ la lesione sul seno di Simonetta; forti carenze in sede di autopsia; unica certezza: se quello è un morso non è stato lasciato da Raniero Busco. E inoltre si affaccia una nuova versione su questa lesione: potrebbe essere stata provocata dal mollettone per capelli, diviso in 3 parti,  trovato a pochi centimetri dalla vittima.

Queste in sostanza le conclusioni di Ronchi e Nuzzolese. Il tutto rafforzato dalla conservazione dei reperti (gli indumenti di Simonetta) con tracce biologiche contaminate inutili da esaminare, inaffidabili per arrivare a qualche certezza scientifica.

Altri esperti della difesa, Giuseppe Novelli, preside della facoltà di medicina di Tor Vergata e il genetista della stessa università Emiliano Giardina, hanno specificato: “I calzini, il corpetto e il reggiseno erano tutti in un'unica busta. C'è stata quindi una commistione, come si evince anche esaminando le foto degli indumenti fatte al momento del ritrovamento del cadavere”.

Forti dubbi poi sulla presunta saliva di Busco trovata sul corpetto e il reggiseno di Simonetta. Anzi, forse non si tratta neanche di saliva: “Sono state individuate solo due tracce biologiche riferibili a Busco di cui appunto non si è riusciti a definire la natura”.
Insomma, chi era in cerca di certezze, non è stato accontentato, anzi.

Capitolo a parte, qualora si volessero sviluppare ipotesi alternative, la presenza del mollettone: dentini distanti 10-12 millimetri l’una dall’altro, forse compatibili con la lesione sul seno della vittima: “Lancio l'ipotesi del fermacapelli rotto, perché esiste una compatibilità di misure tra i denti di plastica dell'oggetto e le lesioni sul capezzolo”, ha concluso Nuzzolese, consulente della difesa.

Prossima udienza il 20 ottobre. Oltre alle ‘novità’ su Volponi e alle deposizioni di alcuni testimoni della difesa potrebbe essere la volta di Raniero Busco. La sentenza comunque non dovrebbe essere lontana.

 

Giovanni Lucifora

centrometeo.com