ATTENTATO GIOVANNI PAOLO II: Parla Ali Agca

Casi irrisolti

Si torna a parlare dell’attentato di piazza san Pietro (13 maggio 1983). La nuova rivelazione arriva proprio dall’attentatore del Papa, il lupo grigio Mehmet Ali Agca che fece fuoco mentre il Pontefice, a bordo della ‘Papa mobile’, salutava i fedeli.

Rivelazioni che avranno un seguito sotto il profilo investigativo ma che lasciano tanti dubbi. Agca infatti era intervenuto anche sulla scomparsa della cittadina vaticana Emanuela Orlandi affermando che “è viva e si trova in Europa”. Affermazione mai riscontrata.

Adesso la nuova rivelazione, che vi proponiamo come l’ha battuta l’agenzia giornalistica Ansa.

A voi le riflessioni.

Agenzia Ansa - L'attentato a Papa Giovanni Paolo II sarebbe stato ordinato dal cardinale Agostino Casaroli, allora segretario di Stato. Lo ha detto Ali Agca, l'ex «lupo grigio» turco che il 13 maggio 1981 sparò al pontefice. Agca, che è stato scarcerato lo scorso mese di gennaio 2010 dopo aver scontato 29 anni e due mesi di carcere per l'uccisione di un noto giornalista turco, ha fatto le sue dichiarazioni durante il talk show «Stanza cosmica» trasmesso ieri sera dalla Tv statale turca Trt.

Il card. Casaroli - secondo quanto riferito da Agca - avrebbe utilizzato due suoi agenti, uno identificato dall'ex lupo grigio come «padre Michele» ed una seconda persona, per far arrivare l'ordine agli esecutori materiali.

«Ho fatto le prove per l'attentato insieme con padre Michele e un altro agente del Vaticano. Li ho incontrati diverse volte e siamo stati insieme anche in Piazza San Pietro per pianificare l'attentato». L'arma usata, ha detto ancora Agca, era venuta dall'Austria.

«Ho ricevuto 50.000 dollari per compiere l'attentato» ha aggiunto Agca secondo cui - in base agli ordini ricevuti - egli non avrebbe dovuto uccidere il Papa ma solamente ferirlo «per far avverare una delle profezie di Fatima». «Michele mi aveva garantito che dopo due anni di prigione sarei stato liberato». Scopo del ferimento del Papa era, secondo Agca, quello «di far crollare l'impero sovietico.

Dopo l'attentato, l'ostilità contro l'Unione Sovietica è aumentata e tutto si è svolto come come loro (gli ideatori dell'attentato) desideravano».

Agca ha detto ancora che nell'attentato non erano implicate nè la statunitense Cia nè il Kgb sovietico nè altri servizi segreti e che la cosiddetta «pista bulgara» venne creata sia per depistare le indagini sia per colpire l'Urss. Infine, quando nel dicembre 1983, il Pontefice andò a trovare il suo attentatore in carcere «non mi chiese niente circa i mandanti dell'attentato perchè sapeva molto bene che dietro c'era il Vaticano», ha concluso Agca. (Ansa)

 

 

 


centrometeo.com