VIA POMA: Diciassettesima udienza

Casi irrisolti

Giornata chiave del processo per l’omicidio di Simonetta Cesaroni. Davanti alla III Corte d’assise di Roma hanno deposto l’ex datore di lavoro di Simonetta, Salvatore Volponi, e l’unico imputato, ex fidanzato della ragazza uccisa il 7 agosto del ’90, Raniero Busco.

“Mai stato in via Poma”, Volponi ha confermato che all’epoca non conosceva l’ufficio dove la ragazza fu uccisa. Raniero Busco ha invece affermato davanti al giudice, Evelina Canale, di essere stato schiaffeggiato in Questura durante l’interrogatorio poche ore dopo l’omicidio.

Ma andiamo con ordine.

Salvatore Volponi, 64 anni, doveva deporre da tempo ma le sue condizioni fisiche, e soprattutto psicologiche, non erano compatibili con uno stress del genere. Dopo aver recapitato alla Corte alcuni certificati medici è stata disposta una perizia (del pm) che ha indicato invece la compatibilità a testimoniare. L’uomo era l’amministratore della Reli, una società che si occupava di contabilità per alcune aziende. Il suo socio era Ermanno Bizzocchi (deceduto).

Volponi è sempre stato visto come una persona a conoscenza di qualche fatto utile alle indagini ma ha sempre negato di sapere qualcosa.

I dubbi nascono anche dalla testimonianza di Giuseppa De Luca, moglie del portiere Pietrino Vanacore (deceduto), che ha sostenuto di averlo già visto in quel palazzo. Lui oggi invece è tornato a negare decisamente questa eventualità.

Volponi ha confermato alcune informazioni. Simonetta lavorava 2 volte a settimana presso la sede regionale dell’Associazione Italiana Alberghi della Gioventù (AIAG) dalle 15 alle 19. Fu assunta nell’ottobre dell’89 per inserire la contabilità nei computer.

Poi la ricostruzione del pomeriggio del 7 agosto. Volponi, dopo aver riposato, verso le 16,30 andò nella sua tabaccheria di via Giolitti dove rimase fino alle 18,50. Un testimone conferma.

Alle 19,20 torna a casa; alle 21 e alle 21,40 Paola Cesaroni (sorella di Simonetta) citofona per avere notizie dato che la ragazza avrebbe dovuto telefonare a Volponi tra le 18 e le 18,20, ma il telefono rimase muto.

Paola aveva deciso di andare fino sotto casa di Volponi perché in precedenza aveva provato a telefonare ma risultava sempre occupato. Su questo dettaglio Volponi non ha saputo dare spiegazioni: chi era al telefono di casa Volponi per tutto quel tempo? Lui ha detto di non saperlo.

Dopo aver cercato l’indirizzo di questo ‘fantomatico’ ufficio, Volponi ha confermato che era a conoscenza dell’utenza telefonica ma di non sapere che fosse il luogo di lavoro di Simonetta.

Ha proseguito descrivendo quella sera.

Individuato l’indirizzo, assieme a Paola Cesaroni, Antonello Barone (fidanzato di Paola) e Luca (figlio di Salvatore Volponi), arrivano in via Poma. Qui la portiera, secondo Volponi, si mostra reticente nel consegnare le chiavi dell’Aiag. Dopo un po’, però, la convincono a collaborare e salgono al terzo piano (Volponi a piedi in quanto claustrofobico); Giuseppa De Luca apre con 4 mandate; lui entra per primo e poco dopo trova il corpo.

A questo punto il pubblico ministero Ilaria Calò ha chiesto delle precisazioni. Se era tutto buio come poteva Volponi vedere il corpo? L’uomo ha risposto che filtrava la luce della luna. Da dove non è stato chiarito.

Poi la sua espressione alla vista del cadavere: “Bastardo…”. Il pm ha fatto notare:

“…lei uscendo ha detto bastardo e poi ha detto fermate Paola… Non nota un contrasto… come faceva a sapere che Simonetta era morta?”

Volponi ha risposto che la sua fu un’espressione istintiva aggiungendo di non poter fornire altre spiegazioni.

Dopo le domande di Ilaria Calò è stata la volta di Lucio Molinaro, legale della famiglia Cesaroni che è tornato a chiedere lumi sul fatto che il telefono di casa Volponi fosse occupato prima dell’arrivo di Paola. Volponi ha ribadito di non aver ricevuto nessuna telefonata.

Il teste a domanda specifica ha poi affermato di non aver conosciuto Raniero Busco prima di quel giorno ma era a conoscenza che la ragazza fosse fidanzata.

Dall’avvocato Molinaro all’avvocato Paolo Loria, legale dell’imputato che ha chiesto a Volponi quando aveva visto Simonetta viva per l’ultima volta. Volponi ha risposto che si erano visti la mattina del 7 agosto (giorno dell’omicidio) ma il legale ha fatto notare che in un altro verbale aveva asserito di averla vista il giorno prima. Su questo punto il tempo è nemico…

L’assegno. Simonetta aveva un assegno intestato alla Reli di 330 mila lire del quale però Volponi non ha saputo dare spiegazioni.

La testimonianza. La moglie di Vanacore afferma di averlo già visto in quel palazzo, Volponi ha ripetuto che si tratta di una falsità.

Infine la Corte ha chiesto se era a conoscenza che quel giorno la ragazza era sola. E lui ha confermato, “sì, lo sapevo”.

Congedato Volponi, una pausa, poi, prima di far sedere l’imputato davanti ai giudici, l’avvocato Loria ha consegnato una parte della rubrica telefonica di Simonetta dove c’è scritto ‘avvocato Caracciolo’ con due numeri (Francesco Caracciolo di Sarno era il presidente dell’Aiag di via Poma). Il secondo numero è scomparso l’anno successivo dagli elenchi.

E passiamo dunque all’imputato. Raniero Busco. 44 anni, sposato, 2 figlie. Dipendente, come all’epoca dei fatti, all’Aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino.

Le prime domande della Calò si sono concentrate sul fatto che Busco nel 2005 aveva indicato ai Carabinieri alcuni suoi conoscenti come possibili autori del delitto: “Massimo Iacobucci, Franco Brucato, Marco Cappelletti perché da lei considerati violenti…”

Busco ha precisato che gli inquirenti gli avevano chiesto di indicare qualcuno nella cerchia degli amici che fosse più esuberante e che potesse aver fatto avance alla ragazza.

Poi il punto cruciale dell’alibi. Nel 2005 Busco aveva affermato che il pomeriggio del 7 agosto era in compagnia di un suo amico, Simone Palombi; questi però aveva negato in quanto proprio quel giorno era andato fuori Roma per raggiungere una zia che stava morendo. Busco ha allora affermato di essersi confuso sottolineando che questa dichiarazione l’aveva rilasciata a 15 anni di distanza. E già, perché il primo verbale di interrogatorio è di una misera paginetta dove la domanda sull’alibi non c’è. E a proposito del primo interrogatorio, l’imputato ha riferito che la notte dell’8 agosto la Polizia lo prelevò dall’aeroporto dove stava facendo il turno di notte per poi rilasciarlo a mezzogiorno e tornare a prenderlo nel pomeriggio. Interrogatori duri, dice Busco, al punto di essere stato anche “schiaffeggiato”.

Una parte delle domande del pm si è incentrato anche sui rapporti burrascosi con il fratello e con alcuni vicini, questo per dimostrare l’istinto violento dell’imputato. Rapporti sfociati anche in azioni legali che però non hanno avuto seguito.

Passiamo alla cronologia fornita da Busco sugli ultimi giorni di vita di Simonetta.

Sabato 4 agosto l’ultimo rapporto sessuale a casa di un’amica, Annarita Testa.

Domenica 5 la ragazza va al mare con l’amica Francesca.

Lunedi 6 Raniero e Simonetta si incontrano per dieci minuti al bar dei Portici, luogo di ritrovo della comitiva.

Il 7 agosto, i due, non si sono sentiti.

Procediamo ora con le affermazioni di Raniero Busco che possono suscitare dubbi; dubbi che però oggi non sono stati sciolti.

Busco afferma che all’epoca non conosceva l’indirizzo dell’Aiag ma durante un’intervista rilasciata alla trasmissione ‘Telefono Giallo’, in presenza dell’avvocato Lucio Molinaro, aveva detto il contrario. L’avvocato della famiglia Cesaroni ha chiesto lumi su questo episodio che lo coinvolge direttamente, ma Busco ha ribadito di non ricordare.

Busco sapeva che Simonetta usava contraccettivi. In realtà la ragazza stava iniziando ad usarli ma non se ne era ancora servita.

L’avvocato Federica Mondani - legale Paola Cesaroni - ha chiesto a Busco se ritenesse Simonetta una ragazza attenta all’igiene; Busco ha confermato.

Infine il presidente della Corte, Evelina Canale, ha chiesto all’imputato di ricostruire la giornata del 7 agosto ’90.

Aveva fatto il turno di notte, tornato a casa alle 7 del mattino ha dormito fino alle 2 del pomeriggio; poi ha pranzato, dopodiché è andato nell’officina del fratello e alle 18,30 si è ritrovato con gli amici al bar. Alle 8 è tornato casa per cenare dopodiché di nuovo al lavoro, ancora un turno di notte e alle 3 di mattina è stato prelevato dalla Polizia.

L’avvocato di Busco, Loria, non ha posto domande al suo assistito.

Prossima udienza il 17 novembre, saranno ascoltati tutti i testi della difesa.

 

Giovanni Lucifora

 

 

 

 


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