VIA POMA: Requisitoria pm

Casi irrisolti

Busco mente; “Non è stato un estraneo ad uccidere Simonetta ma l’amato Raniero”. Non ha dubbi il pubblico ministero davanti alla terza corte d’Assise di Roma. Ilaria Calò spiega in modo meticoloso e attento il motivo per cui chiederà la condanna all’ergastolo dell’unico imputato nel processo per l’omicidio di Simonetta Cesaroni.

La sua requisitoria è lunga, lunga come gli anni che sono trascorsi da quel maledetto 7 agosto del 1990. L’omicidio di via Poma. 18 capitoli suddivisi in altri paragrafi. Tematici.

Il magistrato inizia aiutandosi con alcune diapositive proiettate sul muro. Vuol dimostrare che Busco è un violento, un bugiardo e soprattutto che è stato lui, e solamente lui, ad uccidere Simonetta.

Cronologia. Il ragazzo, oggi 44 anni, parla al telefono con la fidanzata (Simonetta). La ragazza sta’ pranzando; qualche cucchiaio di riso e prima di un boccone di filetto squilla il telefono. E’ Raniero. Il loro è un rapporto squilibrato: lui la usa per fare sesso mentre lei lo ama ma riceve solo indifferenza. In quella telefonata Simonetta comunica al fidanzato che quel pomeriggio, nell’ufficio di via Poma, sarà sola. Per la prima volta. E devono chiarire alcuni aspetti del loro rapporto, ad esempio il motivo per cui Raniero andrà in vacanza con gli amici, senza di lei. Oppure devono parlare della pillola anticoncezionale che la ragazza vuol iniziare a prendere, o chiarire un dubbio: Simonetta è incinta? (No…)

Tra le 14 e le 14,30 Simonetta termina il pranzo e si fa accompagnare dalla sorella alla fermata della metropolitana Subagusta. Sono le 15. La ragazza è turbata, forse a causa della telefonata con Raniero.

Da casa, via Serafini (Don Bosco), a via Poma (quartiere Della Vittoria) impiega circa un’ora. Tra le 15,30 e le 15,45 entra nel palazzo.

Alle 16,37 avvia il programma di contabilità sul computer nella sua stanza. Poco dopo deve fermarsi; per continuare ad inserire i dati deve accedere con un codice che non conosce. Chiama una collega, Luigia Berrettini e dopo un po’ riprende a lavorare.

L’omicidio avviene tra le 17 e le 17,30.

Fin qui la cronologia degli eventi. Ora la dettagliata ricostruzione tra riferimenti scientifici e profili caratteriali. Impossibile riportarli tutti. Proviamo una sintesi.

Il sangue. Le tracce trovate sul termosifone e su un quadro non sono tracce ematiche.

Attorno al corpo della vittima ne é stato rilevato poco, eppure 29 coltellate causano una ingente fuoriuscita di sangue. Si è sempre parlato di una ripulitura effettuata dall’assassino. Ebbene non è così.

L’omicidio. Simonetta apre al suo assassino (non ci sono segni di forzatura sulla porta d’ingresso dell’Associazione Italiana Alberghi della Gioventù). E’ Raniero. I due finiscono nella stanza del direttore, Corrado Carboni. Le tapparelle sono completamente abbassate. Lei si spoglia, rimane solo con il reggiseno; a un certo punto Raniero morde il seno sinistro della ragazza che reagisce: afferra un tagliacarte ma il ragazzo le da’ un ceffone talmente forte da tramortirla e farla cadere. E’ distesa. Inizia la mattanza. Raniero infierisce 29 volte sul corpo con il tagliacarte. Esce poco sangue però perché si riversa all’interno del corpo. Di fatto Simonetta ha avuto un’emorragia interna.

Prima di andarsene indisturbato, Raniero usa gli abiti della ragazza per pulirsi. Esce dalla stanza di Carboni lasciando tracce di sangue sulla porta, che risultano essere una commistione con il sangue della vittima. Lascia l’ufficio accostando la porta d’ingresso. Non la chiude; l’accosta.

(La fuoriuscita di sangue dal corpo di Simonetta avviene quando i medici legali rigirano il corpo).

Dopo l’omicidio. La moglie del portiere, Giuseppa De Luca, ha visto uscire qualcuno dal portone. E l’orario coincide con la ricostruzione. Un ragazzo biondo; con un fagotto. “Un uomo biondo, non l’ho visto in volto, ma solo di spalle. Non so chi fosse”. Era l’assassino, era Raniero Busco.

Poi entra in scena Pietrino Vanacore. Il portiere dello stabile di via Poma 2 sale le scale forse per raggiungere l’abitazione dell’architetto Valle ma al terzo piano nota quella porta accostata. Indugia. Entra. Scopre il cadavere. Contatta telefonicamente i responsabili dell’ufficio. Alle 20,30 e alle 23 squilla il telefono di Macinati, il ‘fattore’ di Carboni (…).

Pietrino Vanacore dunque non chiama la polizia; alle 18 scopre il corpo di Simonetta ma non pensa minimamente a comporre il 113. E dimentica la sua rubrica ‘rossa Lavazza’ sulla scena del crimine.

False piste. Provata l’inconsistenza di altre ipotesi investigative compresa quella del videotel in quanto il computer non era collegato in rete e Simonetta non sapeva usarlo. Scartata anche la pista dei servizi segreti legata all’Aiag.

E Salvatore Volponi, datore di lavoro della ragazza, ha un alibi confermato da testimoni.

Simonetta. Era una ventenne sveglia, intelligente e puntuale. Si cambiava spesso di abito e si lavava frequentemente.

“Ottima capacità di apprendimento”.

Raniero era la sua prima esperienza sessuale. Ma il rapporto era univoco, tanto che Simonetta portava con sé, anche quel 7 agosto, un “appunto” dove aveva scritto le sue delusioni d’amore. Era arrivata al punto di far credere al fidanzato che prendeva la pillola. Ma non è vero. E le mestruazioni tardano ad arrivare. Un dubbio che avanza da giorni. Un grande dubbio. Ne deve parlare con Raniero, costi quel che costi. Quel giorno. Costi quel che costi. Un costo troppo elevato.

Busco mente. Sono falsi i 3 alibi forniti dall’imputato.

Innanzitutto dimentica che l’amico Simone Palombi, quel giorno è corso al capezzale della zia morente, di conseguenza non potevano stare insieme ad aggiustare il motorino.

Non poteva essere neanche con un altro amico (Priori), visti da un altro amico (Poli) davanti al bar dei Portici di Morena (comitiva degli amici).

Oltre a Busco mentono anche due amiche della madre dell’imputato: Maria Di Giacomo e Annarita Pelucchini. Le due donne sono state intercettate telefonicamente e oltre ad alcune discrepanze sugli orari, il giorno prima di andare dal pm (il 28 gennaio 2007), si accordano per incontrarsi”.

I depistaggi di Busco. L’imputato, nel tentativo di scagionarsi, getta sospetti su altre persone. Sospetti che non hanno riscontri, come quello su Fabrizio Priori, reo, secondo Busco, di aver tirato sassi verso la finestra della fidanzata (Roberta Foschi). Un gesto violento perché Priori riteneva Simonetta responsabile di una spiata che causò la rottura del rapporto tra lui e Roberta.

Per il maresciallo dei carabinieri Flora De Angelis: “a seguito degli accertamenti eseguiti, anche attraverso intercettazioni telefoniche, l’episodio del lancio dei sassi non risulterebbe essere avvenuto”.

Busco depista.

Raniero Busco E’ un violento. Riteneva Simonetta un oggetto. Un bulletto pericoloso.

Il fratello ha addirittura interrotto ogni rapporto a causa dei frequenti litigi.

Il pubblico ministero. Ilaria Calò ha iniziato la sua requisitoria con queste parole:

"C'e' un filo rosso che sin dai primi rilievi compiuti nell'ufficio di via Poma conduce all'imputato".

(La parte finale della requisitoria il 7 gennaio nell’aula bunker di Rebibbia).

 

Giovanni Lucifora

centrometeo.com