VIA POMA: Chiesto l’ergastolo

Casi irrisolti

 

Ergastolo. Secondo il pubblico ministero, l’ex fidanzato di Simonetta Cesaroni deve andare in carcere, per tutta la vita. Avrebbe ucciso la sua ragazza negli uffici degli ostelli della gioventù durante un approccio sessuale.

Ergastolo, per l’aggravante della crudeltà e quindi fine pena mai… “Nessun dubbio sulla responsabilità di Busco; nessun dubbio sull'esistenza dell'aggravante della crudeltà. Per uccidere bastavano tre delle lesioni che sono state provocate; tutte le altre sono crudeltà”, e le coltellate sono state 29 più un trentesimo taglio “sulla clavicola di Simonetta con una crosticina ematica uguale a quella sul morso al seno”.

Nell’aula bunker di Rebibbia, il 7 gennaio (2011), il pm Ilaria Calò ha concluso la sua requisitoria. (Il 21 dicembre aveva esposto la prima parte). Raniero Busco, non era in aula, per la prima volta dal 3 marzo, data d’inizio del processo davanti alla terza corte d’assise di Roma presieduta dal giudice Evelina Canale.

Ad inchiodare il 44enne di Morena, due ‘ragionamenti’: il suo dna (saliva) sul corpo e gli indumenti della vittima, e un morso sul seno riconducibile alla dentatura dell’imputato. Due ‘ragionamenti’: il dna infatti era sul corpo di Simonetta, ma non è stato accertato (durante il processo) in quale momento sia stato impresso.

Il morso, che all’epoca fu definito presunto, è stato analizzato da consulenti dell’accusa e della difesa. Con risultati opposti. Prevedibile. Uno a uno palla al centro: nessuna certezza. Per questo il magistrato ha precisato che gli esperti della difesa hanno usato un occlusore mentre lo strumento più adatto è l’articolatore. Utilizzato appunto dai consulenti dell’accusa. Che ha evidenziato la compatibilità del morso con la dentatura dell’imputato. Appunto.

Queste in estrema sintesi le motivazioni che incombono sul futuro di Busco e della sua famiglia. Oltre alle altre esposte nella prima parte della requisitoria. (Commenti VIDEO)

Siamo dunque nella fase finale di un processo che si chiuderà con la sentenza il 21 gennaio, o la settimana successiva.

Il pubblico ministero Ilaria Calò, dalla prima udienza, ha mostrato serietà e professionalità fuori dal comune. Attenta e pignola.

Almeno 5 punti però lasciano perplessi.

Il dna: non c’è la prova che la saliva sia stata lasciata durante l’omicidio.

Il morso: comparare una dentatura dopo 20 anni appare quantomeno complicato, basarsi su questo per una richiesta d’ergastolo sembra decisamente esagerato.

Teoria delle piste alternative: con troppa semplicità è stata accantonata questa ipotesi.

Dinamica delitto: un approccio sessuale trasformatosi in omicidio. Prima un ceffone al volto poi l’accanimento. Sì, ma qual’è il motivo (movente) di questa reazione? Raniero Busco è (era) una persona violenta? Nessuna certezza.

Gli inquilini di via Poma: nel presunto orario del delitto chi era presente nel palazzo oltre all’architetto Cesare Valle e a Pietrino Vanacore e famiglia? Su questo punto sarebbe stata auspicabile una ricerca più dettagliata per capire come furono cercati gli inquilini nell’immediatezza dell’omicidio (Solo tramite il citofono? Suonando porta per porta? Controllandone gli spostamenti?).

Di contro lasciano perplessi almeno altri 2 punti.

L’alibi di Raniero Busco. A suo favore non gioca il tempo trascorso ma soprattutto insospettiscono alcune incongruenze e intercettazioni telefoniche.

Sangue: le tracce rilevate sulla porta della stanza del delitto. Le perizie non escludono legami con il sangue dell’imputato.

Prossima udienza il 14 gennaio. Parola alle parti civili.

 

Giovanni Lucifora

centrometeo.com