ANTONELLA DI VEROLI: Le zone d'ombra

Casi irrisolti

L’11 aprile 1994 i parenti della signora Antonella Di Veroli, preoccupati dalla sua assenza dal lavoro e dal fatto che non avevano sue notizie dal giorno prima, vanno nella sua abitazione in via Domenico Oliva, nella zona di Talenti a Roma. Trovano l’appartamento in disordine e le luci accese (sono circa le 19.30), della donna nessuna traccia. Un paio d’ore dopo arrivano sul posto anche Umberto Nardinocchi, socio della Di Veroli ed ex compagno, il figlio e un agente di polizia amico di famiglia. Le ricerche tuttavia non danno risultati.

 

 

Il giorno seguente, la sorella della Di Veroli, insieme a Nardinocchi tornano nell’abitazione e qui la macabra scoperta. Il cadavere della donna è chiusa nell’armadio della camera da letto. Motivo del decesso: 2 colpi d’arma da fuoco di piccolo calibro e soffocamento con una busta di plastica. Le ante dell’armadio sigillate con del mastice.

Le indagini si concentrano su Vittorio Biffani, fotografo. Aveva avuto una relazione con la vittima. I sospetti nascono perchè Biffani doveva restituire 40 milioni alla Di Veroli, a causa di un prestito. Ma i dubbi si rafforzano anche perché non si era mai rassegnato alla fine della loro storia.

Biffani, dopo un lungo processo indiziario, viene assolto dopo i 3 gradi di giudizio. Muore nel 2003.

(M. L.)

 

 


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