VIA POMA: Le motivazioni della sentenza

Casi irrisolti

 

Le motivazioni della sentenza di primo grado che ha condannato Raniero Busco a 24 anni sono state depositate al limite dei tempi stabiliti. 139 pagine di cui, al momento, ne conosciamo pochi passaggi ma che danno un’idea della decisione presa dalla terza Corte d’Assise di Roma presieduta dal Giudice Evelina Canale. La condanna è stata decisa all’unanimità con l’altro giudice a latere Paolo Colella e con i sei giudici popolari.

Si legge: ‘(…) va considerato che quand’anche per assurdo si volesse ipotizzare che a mordere il seno di Simonetta, e dunque a ucciderla, fosse stata un’altra persona, questa avrebbe dovuto necessariamente rilasciare il proprio Dna sul reggiseno e sul corpetto della ragazza, ciò non è avvenuto, perché è stato ritrovato solo materiale biologico della vittima e in parte ridottissima di Busco’.

Dunque le tracce di Dna trovate sugli indumenti di Simonetta Cesaroni, uccisa negli uffici Aiag di via Poma il 7 agosto 1990, seppur senza prova certa, appartengono a Raniero Busco, fidanzato della vittima all’epoca dell’omicidio.

Un altro punto che però fa sorgere dubbi è il motivo di tale gesto. Sempre secondo la sentenza Simonetta ha aperto la porta al suo assassino (Busco, secondo i Giudici), hanno iniziato un rapporto sessuale consenziente – la giovane si è spogliata senza alcuna costrizione – poi però è accaduto qualcosa che ha scatenato la follia omicida. Prima il morso al seno, poi la reazione della ragazza, quindi un violento schiaffo e l’accanimento con almeno 29 coltellate, alcune anche nelle parti genitali. Un massacro. Ecco appunto, quale può essere stata la causa scatenante? Un rifiuto sessuale pare improbabile, dato che Simonetta si era spogliata e dato che dalle lettere che scriveva – lette in aula durante il processo – lei era innamorata di Busco, anche se lui voleva solo fare sesso (all’epoca i due avevano 20 anni).

Nella sentenza, almeno fin quando non la analizzeremo tutta, non sembra esserci il movente di questo omicidio. E la condotta violenta di Busco, a nostro parere, sembra un po’ forzata.

Interessante la parte relativa all’ex portiere di via Poma, morto suicida. Si legge: ‘la Corte pur esprimendo profondo rammarico per la triste vicenda umana di Vanacore non ritiene che la sua prematura scomparsa abbia posto fine a possibili sviluppi nelle indagini’.

Dunque due eventi: il primo è l’omicidio di Simonetta, il secondo un intervento (non meglio specificato) di Vanacore. Due eventi che non sarebbero collegati tra loro. E allora la vicenda non finisce qui…

A presto per ulteriori commenti alla sentenza.

 

Giovanni Lucifora

 

 

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