VIA POMA: Inizia l'appello. I giudici e la nuova perizia

Casi irrisolti

Le novità del processo di secondo grado

Al via il processo d’appello sulla morte di Simonetta Cesaroni avvenuto il 7 agosto 1990 in via Poma. A quasi dieci mesi dalla condanna a 24 anni di reclusione di Raniero Busco, ex fidanzata della ventenne romana, giovedì il collegio presieduto da Mario Lucio D'Andria con a latere Giancarlo De Cataldo, saranno chiamati a giudicare le nuove istanze della difesa.

Il processo si svolgerà nell'aula magna del palazzo di giustizia di piazzale Clodio a Roma. La prima decisione importante che dovranno prendere i giudici è quella di valutare se disporre una maxi-perizia in grado di rispondere in maniera definitiva agli elementi su cui si è fondata la riapertura dell'inchiesta nel 2007 e il successivo vaglio dibattimentale.

I difensori di Busco, gli avvocati Paolo Loria e Franco Coppi, hanno sollecitato la riapertura del dibattimento chiedendo che una perizia dei giudici - forse affidata a un collegio di esperti – sulle tracce biologiche (probabilmente saliva) trovate sul corpetto che indossava Simonetta Cesaroni quando fu uccisa, e su un morso sul seno della ragazza.

Dalle analisi dei consulenti del pm, isolato il Dna, quelle tracce apparterrebbero a Busco; dell'ex fidanzato, poi, sarebbe l'impronta dentaria trovata sul seno. Protagonista però un altro elemento molto importante: una traccia biologica sulla maniglia della porta dell'ufficio dove Simonetta fu trovata. Tutto ciò, in presenza di una diversa interpretazione data alla stessa dai consulenti del pm e della difesa. Per i primi, infatti, quella traccia è riconducibile a Busco; per i secondi è sangue di gruppo A, diverso dal gruppo sanguigno dell'ex fidanzato-condannato.

 

Giovanni Lucifora

centrometeo.com