VIA POMA. L'APPELLO: Prima udienza

Casi irrisolti

Al via il processo di secondo grado.

Disposta una perizia. Saranno riesaminati gli accertamenti scientifici.

Dunque si riparte. Dopo la condanna a 24 a Raniero Busco, la Corte d’assise d’appello di Roma è chiamata a rispondere ai dubbi che la precedente sentenza non ha sciolto pienamente. Il Collegio giudicante è presieduto da Mario Lucio D'Andria con a latere Giancarlo De Cataldo. La Giuria è formata da otto donne e due uomini.

Il primo dato, il più importante, è che sarà disposta una perizia sulla quale anche la pubblica accusa, rappresentata dal pg Alberto Cozzella, si è detta favorevole. Il compito è arduo: chiarire l’orario della morte di Simonetta Cesaroni, la natura delle lesioni sul corpo della ventenne romana uccisa il 7 agosto del 1990, e i modi con cui sono stati conservati i reperti utilizzati per le analisi genetiche. Il magistrato ha però chiarito subito di essere pienamente d’accordo con la sentenza precedente criticando le obiezioni della difesa in primo grado, definendo i consulenti di parte dei “saccenti”. Niente di trascendentale. Il clima nell’aula ‘Europa’ della Corte D’Appello, almeno in questa prima udienza, è stato comunque sereno.

I legali di parte civile, gli avvocati Mondani e Lauro (che rappresentano Paola Cesaroni – sorella di Simonetta), hanno subito un piccolo colpo: non è stata infatti accettata la loro richiesta di una perizia psicologica su Simonetta, accertamento teso a chiarire il rapporto tra la vittima e il suo ex fidanzato Raniero Busco. Come in primo grado, volevano dimostrare lo squilibrio del rapporto tra i due ragazzi che allora avevano vent’anni e che proprio in questo contesto psicologico è maturato l’omicidio.

Ma il vero punto a favore della difesa è la nuova perizia. Chiesta dagli avvocati Paolo Loria e Franco Coppi. Il 5 dicembre infatti sarà nominato il perito che dovrà riesaminare gli accertamenti scientifici: dna, morso, ora del delitto. Dovranno dunque arrivare tante risposte, anche sulle tracce ematiche trovate sulla porta interna della stanza dove fu trovato il corpo. Disposta l’acquisizione degli accertamenti scientifici svolti da Giampietro Lago e Luciano Garofano nel 1999. Il sangue sulla maniglia e sul lato interno della porta presentava un dna incompleto quindi impossibile da attribuire con certezza a qualcuno. Anche il professor Angelo Fiori, medico legale nominato all’epoca dei fatti dal gip, si interessò a quelle tracce. Secondo il professor Fiori, erano tracce di sangue, gruppo A, il sangue di Simonetta e Raniero Busco sono di gruppo 0.

Pochi giorni prima dell’udienza, l’avvocato Federica Mondani ha detto che non ha nessun valore il gruppo sanguigno perché ciò che conta è il dna. Su questo, gli esperti, potranno dare risposte immediate senza bisogno di ulteriori accertamenti. Sul caso specifico, il processo è appena iniziato, e alla fine dirà se Busco deve andare in carcere oppure no. Questa volta però, lo scriviamo senza nessuna ambizione polemica, le risposte dovranno essere più chiare di quelle del primo grado. Al di là di ogni ragionevole dubbio. Senza innocentisti o colpevolisti. Solo e unicamente, in nome del popolo italiano.

 

Giovanni Lucifora

 

1° Corte d’assise d’appello di Roma
Presidente Mario Lucio D’Andria
Consigliere a latere Giancarlo De Cataldo
10 i membri della giuria (compresi i 2 supplenti)

Sostituto procuratore generale della Repubblica
Alberto Cozzella (‘pubblica accusa’)

Legali di parte civile:
Avvocato Lucio Molinaro (legale di Anna Di Giambattista – mamma di Simonetta)
Avvocati, Federica Monani, Massimo Lauro (legali di Paola Cesaroni – sorella di Simonetta)
Avvocato Enrico Maggiore (legale del Comune di Roma)

Legali della difesa
Avvocati Franco Coppi, Paolo Loria (legali di Raniero Busco – imputato)

 


 


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