EMANUELA ORLANDI: Comunicato della Procura

Casi irrisolti

La tomba di De Pedis, la verità del Vaticano, e lo 007 della Santa Sede.
Precisazioni.

La possibile ipotesi dell'apertura della tomba di Enrico De Pedis, nella basilica di Sant'Apollinare, è tutt'altro che tramontato. Così sembra leggendo un comunicato diffuso dal procuratore della repubblica Giuseppe Pignatone all'indomani della diffusione di indiscrezioni secondo le quali sarebbe venuta meno, allo stato, la necessità di procedere a tale iniziativa.

 

In realtà, tale proposito, pur preso in esame oltre un anno e mezzo fa da investigatori ed inquirenti che indagano sulla sparizione di Emanuela Orlandi, non si è mai effettivamente concretizzato. Con il comunicato del procuratore Pignatone, che ha deciso di trattenere la responsabilità delle indagini di competenza alla Direzione distrettuale antimafia, ha fissato un punto: sarà lui a dirigere e coordinare il procedimento su quello che rimane uno dei misteri dell'Italia contemporanea. Pertanto - si legge - le «dichiarazioni e le valutazioni sul procedimento attribuite da alcuni organi di informazione ad anonimi 'inquirenti della procura di Romà non esprimono la posizione dell'ufficio».

Una presa di posizione che sembra mettere in discussione anche il convincimento di chi, dal giorno della sparizione di Emanuela (giugno 1983) si è alternato nelle indagini: ossia che in Vaticano, dove lavorava come commesso il padre della ragazza, qualcuno sapesse/sappia qualcosa. Già nel 1997, in occasione della richiesta di archiviazione della prima inchiesta giudiziaria, il sostituto procuratore generale Giovanni Malerba sosteneva che «l'intera vicenda di Emanuela Orlandi fu caratterizzata da costante riservatezza da parte della Santa Sede che, pur disponendo di contatti telefonici e probabilmente diversi, non rese partecipi dei contenuti dei suoi rapporti la magistratura e le autorità di polizia».

La famiglia Orlandi, come dichiarato dal legale, Massimo Krogh, ha ribadito di aver «vissuto con dignità questa tragedia» e che «non è disposta a rassegnarsi all'oscurità». Intanto sarebbe stato identificato almeno un gendarme del Vaticano che avrebbe scattato alcune fotografie il 21 gennaio scorso durante una manifestazione organizzata dai parenti di Emanuela davanti alla basilica di S.Apollinare. La manifestazione era stata indetta per chiedere 'verità e giustizià proprio davanti la basilica dove è sepolto il boss della Banda della Magliana «Renatino» De Pedis che secondo gli inquirenti avrebbe avuto un ruolo nel sequestro della ragazza avvenuto 28 anni fa.

A sollevare il caso di un «uomo che fotografava i manifestanti» era stata la trasmissione 'Chi l'ha visto?' e Walter Veltroni aveva presentato un'interrogazione parlamentare al ministro Cancellieri. Ora, secondo indiscrezioni, dopo un'indagine delle forze dell'ordine l'uomo sarebbe stato identificato come un agente della gendarmeria vaticana. Indagini sono in corso anche per arrivare all'identificazione di un secondo gendarme.

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