ALDO BIANZINO: Le Zone d'Ombra

Casi irrisolti

Diverse lesioni "compatibili con l'ipotesi di omicidio". Questo si deduceva inizialmente dalla prima autopsia effettuata sul corpo di Davide Bianzino, arrestato il 12 ottobre 2007 e trovato morto nella sua cella solo due giorni dopo. Consumatore e coltivatore di canapa Aldo, falegname di 44 anni, dopo una perquisizione nella sua casa nella campagna di Pietralunga, poco distante da Città di Castello, viene arrestato e condotto nel carcere di Capanne, a Perugia, insieme alla sua compagna Roberta. Ne esce chiuso in una bara. L’accusa: detenzione illegale di stupefacenti.

All'epoca si parlò di 110 piantine di hashish, una metà in giardino e una parte già raccolta, insieme a 15 involucri contenenti erba. Avrebbe dovuto incontrare il Gip che segue le indagini il lunedì successivo per la conferma dell’arresto. Ma non arrivò all’appuntamento. Sullo stato di salute di Aldo al momento dell’arresto, l’avvocato incaricato dalla famiglia, Massimo Zaganelli, non ha dubbi: "Quando fu portato in carcere era in perfetta salute".

I dubbi iniziano dopo: "Per quel che sappiamo il decesso è riconducibile a un trauma non accidentale" che rimanda quindi "alla responsabilità di terzi", spiega Zaganelli. Non la pensa così il Gip, che decide di archiviare il procedimento per omicidio e di rinviare a giudizio un agente di polizia penitenziaria per omissione di soccorso, omissione di atti d'ufficio e falso. Secondo l'accusa, si rifiutò di chiamare la guardia medica nonostante Bianzino avesse ripetutamente chiesto aiuto. Il processo nei suoi confronti inizierà il 28 giugno.

Ma torniamo ad Aldo che, secondo questa tesi, sarebbe stato “ucciso” in carcere da un malore accidentale. Anche se la prima lettura dell'autopsia lasciava intendere tutt'altro. La famiglia non ci sta: chiede e ottiene ulteriori accertamenti autoptici dai quali emergono diverse lesioni al cervello e all'addome "compatibili con l'ipotesi di omicidio".

Il fegato di Aldo si sarebbe "distaccato in seguito ad un massaggio cardiaco". Gli esperti ritengono probabile la “morte per percosse”. La stampa locale parla anche di un paio di costole rotte ma all’esterno il corpo di Aldo non evidenzierebbe ematomi o contusioni. Come nella migliore tradizione, dicono alcuni, potrebbero esser state usate tecniche di pestaggio che non lasciano lividi ma danneggiano pesantemente gli organi interni.

Chi ha eseguito il massaggio cardiaco? Perchè Aldo era arrivato al punto di averne bisogno? Come è possibile che venne lasciato per ore rannicchiato nel letto, con addosso solo una maglietta e - con la finestra aperta ad ottobre inoltrato - senza che nessuno si accorgesse di quanto stava accadendo?

E ancora, perché al momento del ritrovamento del corpo senza vita non è stata effettuata alcuna ispezione della cella numero nella quale Aldo era stato rinchiuso? Infine, come è possibile che lo stesso pm, Giuseppe Petrazzini, che ha ordinato l'arresto di Aldo sia anche quello che ha indagato sulle cause della sua morte? Ù

Come può un decesso così misterioso e con autopsie contraddittorie venir liquidato come “arresto cardiaco”? Come Federico Aldovrandi e Stefano Cucchi, Aldo è deceduto mentre era “nelle mani dello Stato”. Lasciando una moglie, Roberta, che è morta senza sapere la verità. E un figlio, Rudra, ora diciassettenne, che della ricerca della verità ne ha fatto una missione.

 

Livia Parisi

centrometeo.com