VIA POMA: Nona udienza

Casi irrisolti

Il processo di via Poma prosegue e come dice l’avvocato della mamma di Simonetta ci sono troppi ‘non ricordo’. E in effetti di tempo ne è passato da quel maledetto 7 agosto del 1990. Nonostante tutto però alcuni ricordi restano vivi, con un filo di voce, ma vivi. Come quello di Simone Palombi, ascoltato dalla terza Corte d’assise di Roma.

Simone, all’epoca amico di Raniero Busco, ha confermato che il giorno dell’omicidio di Simonetta non era in compagnia di Raniero (almeno nelle ore del delitto) in quanto assieme ai familiari dalla zia che di lì a poche ore morì.

Accompagnai la mia famiglia a Frosinone - ha detto in aula Palombi - perchè la sorella di mio padre, che era suora, stava per morire. Andammo la mattina al Convento di Vallecorsa, da dove ripartimmo verso le 17.30. Arrivammo a Roma intorno alle 19” dunque dopo l’ora della morte di Simonetta.

 

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Le ipotesi investigative infatti indicano, presumibilmente, un’ora X dell’omicidio; non un orario preciso, ma il momento dal quale di Simonetta non si ha più traccia, cioè dopo le 17,30 (circa). L’ultima persona a sentire telefonicamente Simonetta fu la collega (di via Poma) Luigia Berrettini.

Ma.

Era Simonetta al telefono?

Non era lei?

La Berrettini confonde il giorno? Confonde l’orario?

Per il momento non lo sappiamo. O meglio, lei ha confermato questa tesi nelle udienze precedenti, ma il p.m. non sembra crederle, ma andiamo avanti.

Simone prosegue: “Non ricordo se in serata andai al bar di Morena dove c'incontravano con la comitiva.” Dopo l’omicidio però Palombi aveva riferito agli inquirenti che verso le 19.45 andò al bar dove incontrò Busco; oggi ha detto “può darsi, ma non ricordo.”

 

Dopo queste dichiarazioni, dunque, un alibi dell’indagato viene smentito; attenzione però, Palombi non è più l’alibi principale di Raniero; sempre che l’ora della morte di Simonetta sia quello giusto. Ed è comunque tacito che sul verbale di interrogatorio a Raniero Busco poco dopo l’omicidio (una sola paginetta) ci sono molti interrogativi.

Il p.m Ilaria Calò ha poi mostrato in aula un’intervista del giorno dopo l’omicidio in cui la mamma di Busco conferma l’alibi del figlio: “Raniero ha passato il pomeriggio qui sotto a riparare un’auto”.

Proseguiamo.

 

La comitiva; gli amici di Raniero e Simonetta. I ventenni dell’epoca, gli attuali quarantenni. In questa udienza sono stati loro i protagonisti.

Per prima è stata ascoltata Donatella Villani, l’amica che presentò Raniero a Simonetta. Donatella, ha detto di aver visto l’amica il sabato (è stata uccisa il martedì). Avevano parlato delle vacanze, del fatto che Simonetta non sarebbe andata in ferie con Raniero e che voleva andare in montagna.

Con chi?

Con un gruppo organizzato da un tour operator? Sì.

Punto e a capo.

Donatella Villani ha anche risposto alle domande del pubblico ministero su alcune lettere e dialoghi dai quali emerge il rapporto ‘burrascoso’ con il fidanzato; e all’avvocato di Busco (Paolo Loria) ha detto che il rapporto era difficile ma niente di particolarmente problematico, a quell’età.

Davanti alla Corte poi sono comparsi Sergio D'Aquino, fidanzato di Donatella nel 1990; Annarita Testa, amica di Simonetta Cesaroni; Marco Giusti, fidanzato all’epoca di Annarita Testa; Nazzareno Fiorucci e Francesco Persico.

Oltre alla comitiva però, la notizia del giorno è stata una conferma; importante (sempre se confermata, tra i non ricordo e i non so’…): Salvatore Volponi, ex datore di lavoro della vittima, conosceva l’indirizzo dell’A.i.a.g. (Associazione italiana alberghi della gioventù - l’ufficio di via Poma dove è stata uccisa).

L’uomo, titolare della società di consulenza contabile ‘Re.Li. Sas’, colui al quale la sorella di Simonetta si era rivolta la sera dell’omicidio non vedendo tornare a casa la ragazza, sapeva dove fosse via Poma, nonostante abbia sempre smentito questa eventualità. Ed è proprio Pietrino Vanacore, il portiere del palazzo suicidatosi il 9 marzo scorso, a dirlo in un'intervista televisiva rilasciata 20 anni fa e che è stata ammessa tra gli atti dell’inchiesta.

Era il 31 agosto 1990 quando Vanacore rispondendo alle domande del giornalista di ‘Chi l’ha visto?’ diceva: “Un pomeriggio l'ho visto (Volponi) passare per andare negli uffici e poi indicare a due stranieri dov'era l'ufficio dell'associazione.” Episodi da accertare.

Infine, agli atti c’è un’ulteriore intervista televisiva nella quale Busco sostiene di aver conosciuto Simonetta due anni prima. Si vedevamo il sabato e la domenica. L'ultima volta, aggiunge Busco, “l'ho vista il giorno prima della morte.”

I commenti dei legali.

Per l’avvocato Lucio Molinaro (famiglia Cesaroni) l’udienza è stata neutra: “ha lasciato le cose così com'erano. Dietro i non ricordo troppo sfacciati degli amici di Simonetta e Busco ci sono state precise contestazioni delle dichiarazioni fatte in precedenza, le più importanti delle quali sono state confermate.”

Per l’avvocato Paolo Loria (difesa Busco): “gli amici hanno detto che il rapporto tra Simonetta e Raniero era normale e che c'era un maggiore coinvolgimento di lei - ha poi aggiunto che - l'intervista a Busco è importante perché è lui stesso che praticamente nell'immediatezza dei fatti dice dov'era quel giorno e parla del suo rapporto e della sua frequentazione con Simonetta. L'intervista a Vanacore, poi, è un altro punto fondamentale: dice che Volponi conosceva il luogo, di averlo visto lì, mentre lo stesso Volponi ha sempre negato questa circostanza. Lo aspettiamo in aula per farci chiarire tutto.”

Prossima udienza giovedì 20 maggio. Saranno ascoltati altri amici della comitiva.

 

 

Giovanni Lucifora

centrometeo.com