DENIS BERGAMINI: Suicidio o omicidio?

Casi irrisolti

Nel calcio di talenti spezzati o non espressi se ne vedono tanti. Persone che forse non arrivano ad alti livelli di gioco, ma che nelle piccole realtà lasciano il segno, dopo essere entrati nel cuore delle tifoserie locali. Uno di loro è Donato Bergamini, conosciuto come Denis, calciatore del Cosenza negli anni ’80. La sua vicenda però non è quella di una persona comune, amante del gioco del calcio costretta a smettere. La morte di Denis, a distanza di 21 anni, pone ancora molti interrogativi e la prima versione ufficiale ancora non convince chi gli è stato vicino.

Denis nasce nel 1962 a Boccaleone d’Argenta, un comune della provincia di Ferrara, e la sua carriera calcistica comincia con la maglia dell’Imola, nella stagione ’82/ ’83, in Interregionale. L’anno successivo si trasferisce al Russi, continuando a ricevere consensi da tecnici e osservatori. Uno di loro, nel 1985, lo porta tra i professionisti, offrendogli un posto in Calabria.

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Il centrocampista passa dai campi di ‘periferia’, se così possiamo definire i dilettanti, a quelli professionistici della serie C1. Bergamini si trasferisce al Cosenza, dove rimarrà per cinque stagioni. In quella d’esordio, Denis collezione 24 presenze senza segnare una rete, mentre nella successiva sono 28 le volte in cui scende in campo e due le volte in cui fa comparire il suo nome nel tabellino dei marcatori, nelle partite contro il Sorrento e il Benevento. Anche dal punto di vista personale, il 1985 è per Donato un anno molto positivo. Si fidanza con Isabella Internò, una ragazza di 16 anni conosciuta poco prima; il suo contratto con la società gli consente di guadagnare bene e di acquistare una Maserati bianca biturbo, auto per cui stravede, ma il cui acquisto è tutt’oggi oggetto di indagine.

Un ulteriore salto di qualità arriva con la promozione del Cosenza in Serie B dopo 24 anni di assenza. Denis è titolare inamovibile della formazione di Gianni Di Marzio, giocando trentadue partite su trentaquattro. L’undici settembre del 1988 segna l’esordio in serie cadetta con la maglia rossoblu, la numero 8 che successivamente con il club dei Lupi indosserà anche Michele Padovano. Il suo nome entra anche nel tabellino marcatori nella partita vinta contro il Licata per 2 a 0, ma non è una stagione fortunata. A causa di un guaio fisico, Bergamini gioca solamente 16 partite, ma nonostante questo, a fine stagione è molto richiesto sul mercato. Su tutti spunta il Parma che smuove mari e monti per ingaggiarlo, ma l’allora presidente Giuseppe Carratelli lo trattiene alla sua corte, deciso a far disputare ai suoi ragazzi un’annata ad alto livello per tentare, perché no, l’arrivo nella massima serie.

La stagione 1989/1990 comincia sotto i migliori auspici, ma forse con un unico neo: quello di Isabella. Secondo alcuni amici del calciatore, i due si erano lasciati nel 1988, o meglio lui aveva deciso di troncare, altri giurano che si sentissero ancora, ma in modo clandestino. Un rapporto che dovrà essere analizzato meglio, ma non solo da un consulente di coppia.

Il 18 novembre 1989 accade quello che non ti aspetti. Il Cosenza è in ritiro a Rende in vista della partita contro il Messina della domenica successiva. Denis annuncia al suo compagno di stanza Michele Padovano che esce a comprare le sigarette. Michele annuisce e nota successivamente la sua mancanza alla cena della squadra. Non un dramma, visto che l’ultimo arrivato di solito paga la cena e nessuno si preoccupa, almeno fino allo squillo del telefono. Dall’altro capo della cornetta l’annuncio che Denis Bergamini era morto, investito da un camion sulla statale 106 Jonica, all’altezza di Roseto Capo Spulico. Con lui c’era Isabella Internò. Non una morte accidentale, stando al racconto della ragazza. Donato si sarebbe buttato sotto l’autotreno, dopo aver parcheggiato l’auto su una piazzola di sosta. Il conducente Raffaele Pisano, non si sarebbe accorto di lui e si sarebbe fermato dopo 64 metri. Stessa distanza lungo la quale il corpo di Donato sarebbe stato trascinato. La ragazza avrebbe dato l’allarme da un ristorante lì vicino, accompagnata da una persona mai identificata. Agli occhi dei familiari ci sono alcune incongruenze.

Il corpo di Denis non è martoriato come se fosse stato trascinato per oltre 60 metri e le ferite sono sulla parte destra e non sulla sinistra, logica conseguenza dell’impatto con l’autotreno. Inoltre quella sera pioveva, la piazzola di sosta era fangosa, ma sull’auto e sulle indumenti di Donato non c’è traccia di melma. Gli inquirenti però non sembrano aver dubbi e archiviano il caso come suicidio. Il condizionale è d’obbligo in tutta la ricostruzione. Ci sono alcuni punti da chiarire: perché un ragazzo che stava vivendo un bel momento avrebbe dovuto togliersi la vita? Perché Isabella Internò, presunta ex, era con lui il 18 novembre? E le differenze tra la ricostruzione dell’incidente e le ferite come si spiegano?

Non sono solo questi gli unici punti oscuri. Ci sono Zone d’Ombra anche sulle ore prima dell’abbandono del ritiro di Rende.

 

Simone Parisi

centrometeo.com