VIA POMA: Undicesima udienza

Casi irrisolti

Il processo per l’omicidio di Simonetta Cesaroni procede e arrivano anche le testimonianze che si attendevano da tempo: quella di Giuseppa De Luca, moglie del portiere dello stabile dove fu uccisa la ventenne il 7 agosto del 1990, quella di Mario (figlio di Pietrino Vanacore); quelle della madre e dei due fratelli dell’indagato Raniero Busco (fidanzato di Simonetta) e quelle di due amiche della madre di Busco. Bisogna però ancora attendere per la deposizione del datore di lavoro di Simonetta, Salvatore Volponi che questa volta si è presentato in aula ma non ha risposto alle domande degli inquirenti in quanto sofferente di crisi depressive. Per lui se ne riparlerà il 19 luglio. Altra testimonianza è stata quella della ginecologa della ragazza. Quest’ultima ha confermato di averle prescritto la pillola contraccettiva e gli esami di routine. Le sono state fatte vedere le scatole del medicinale, dalle quali è emerso che però erano intatte.

Ma andiamo con ordine.

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Il primo elemento da annotare è che: “Salvatore Volponi uscì dagli uffici di via Poma dell'Associazione italiana alberghi della gioventù urlando ‘bastardo’ dopo aver visto il cadavere di Simonetta Cesaroni”. A riferire questa circostanza è stato il figlio di Pietrino Vanacore, Mario, giunto quel giorno a Roma (abita a Torino) con la famiglia per trascorrere le ferie estive con il padre e la ‘matrigna’ Giuseppa De Luca.

Quella sera faceva parte del gruppo che scoprì il cadavere. Il primo a vedere il corpo straziato di Simonetta fu Salvatore Volponi. In quegli attimi drammatici, secondo la testimonianza di Mario Vanacore, Volponi esclamò: Bastardo! “Io salii su - ha detto - insieme con gli altri, ma rimasi fuori. Volponi entrò e diede un’occhiata in due stanze. Poi tornò indietro e guardò nelle altre stanze; in una c'era il corpo di Simonetta. Ecco che allora Volponi disse 'Bloccate, fermate Paola’ la sorella di Simonetta e, uscendo, disse 'bastardo’. Da quel momento entrammo tutti”.

L’avvocato di Raniero Busco, Paolo Loria, commenta così: “Volponi aveva già dato spazio a parecchie perplessità e il suo 'bastardo’ uscendo dagli ostelli di cui oggi abbiamo saputo significa tante cose. Certo era riferito a qualcuno e quel qualcuno non può essere Busco. Con Volponi neanche si conoscevano”.

Per l’avvocato di parte civile della mamma di Simonetta, Lucio Molinaro: “Volponi avrebbe dato un’indicazione precisa, quando uscendo dagli uffici dice 'bastardo’ a qualcuno; ci deve dire chi è, o chi ritiene possa essere stato ad uccidere Simonetta”.

Ma di quella sera e dei movimenti dell’ex datore di lavoro di Simonetta, nell’undicesima udienza, è emerso un altro elemento, già conosciuto ma ufficializzato in questo procedimento, e cioè che Volponi in quel palazzo c’era già stato. Lui ha sempre negato invece questa circostanza.

L’uomo, prima di salire al terzo piano e scoprire l’omicidio, aveva parlato con la portiera per chiedere le chiavi degli uffici dell'Aiag. Secondo Mario Vanacore: “Le disse, signora non si ricorda di me? Ci siamo visti altre volte, non vedendola convinta nel dargli le chiavi». La testimonianza è stata confermata dalla stessa De Luca: “Io l'ho riconosciuto perché veniva lì quando facevano le riunioni, ogni 15 giorni”.

Salvatore Volponi, visibilmente provato, era presente in aula ma la sua deposizione è stata rinviata. Il suo legale, Maria Antonietta La Mazza, ha fatto notare che essendo da tempo sottoposto a cure mediche per una depressione, non era pronto a sostenere l’interrogatorio. La terza Corte d’assise presieduta da Evelina Canale ha stabilito il rinvio al 19 luglio.

Ma torniamo a Giuseppa De Luca perché lei, quel pomeriggio, potrebbe aver visto l’assassino.

“Quel giorno ho visto uscire di casa una persona bionda, ma non un giovane. Ero seduta sul bordo della vasca nel giardino, mi sono distratta un attimo e nel rigirarmi ho visto uno di spalle”. L’uomo indossava uno spolverino verde, un cappello con visiera e una busta nera in mano. Alto circa un metro e ottanta. La De Luca ha poi negato di aver nascosto le chiavi precisando che si trattava delle “chiavi che ci venivano saltuariamente date e che tenevamo in guardiola”.

A deporre anche la mamma dell’unico indagato, Giuseppina Busco. Il Pm Ilaria Calò ha ricordato che il figlio è stato denunciato due volte per litigi con i vicini e con la cognata. La donna poi ha detto di aver sentito Simonetta un paio di volte al telefono per passarle il figlio e che quindi non la conosceva. Ma in quest’udienza, l’accusa, ha fatto il suo lavoro ed è andata all’attacco sull’alibi dell’imputato.

“Quel 7 agosto - ha detto Giuseppina Busco - mio figlio si mise a riparare la macchina del fratello”. Le ha fatto eco Paolo: “L’ho visto lavorare sulla mia macchina in officina”.  E ancora, due amiche della madre, Anna Rita Pelucchini e Maria Di Giacomo. La prima ha affermato di aver visto Raniero, tra le 17 e le 17,30 quando arrivò a casa della madre del giovane, aggiungendo che indossava la tuta. Maria Di Giacomo ha detto di averlo visto alle 18.15. Le versioni sono però contraddette dagli esiti di un’intercettazione telefonica del gennaio 2007 nella quale la Pelucchini indica nelle 16, 16.30 l'ora di arrivo a casa dei Busco. E quindi, secondo l’accusa, l’orario sarebbe stato concordato, per questo il pm ha chiesto la trasmissione degli atti per procedere per falsa testimonianza.

Prossima udienza il 7 luglio. Saranno ascoltati tutti i consulenti che hanno svolto le attività tecniche sull'omicidio.

 

Giovanni Lucifora

centrometeo.com