Rizzoli-Corsera: Intervista a Angelo Rizzoli

Realtà parallele

 

“Quando ho cominciato ad avere potere nella Rizzoli, il Corriere era già stato acquistato, un grave errore in  quei tempi, tempi di crisi, siamo all’inizio degli anni ‘70, quando aumenta il prezzo del petrolio e la gente lascia a casa la macchina la domenica. Era l’inizio del declino economico”.

Quindi il Corriere era già della sua famiglia quando lei iniziò a seguirlo.

Mio padre aveva voluto acquistare il Corriere per una rivincita del padre – mio nonno – che per tutta la vita aveva cercato di comprarlo. Commise però un secondo errore: gli fu data l’autorizzazione a compiere questa operazione, a patto però di liquidare il direttore Piero Ottone, cosa che non fece. Ottone aveva fatto crescere le tirature. Per mio padre, editore professionista, era l’obiettivo principale. Per le forze politiche e per chi oggi detiene il giornale invece  il vero obiettivo  era (ed è) la capacità di pressione politica.

E allora cosa accadde?

Mio padre fece la promessa ad Amintore Fanfani di mandare via Ottone, ma fu una promessa che non mantenne e allora fu convocato dal segretario della Dc.   Invece di affrontare la tempesta mandò me che avevo 30 anni, senza esperienza politica. Quindi affrontai un Fanfani terribilmente irritato.

Dunque lei incontrò personalmente Fanfani?

Andai nella sua abitazione di Monte Mario. Mi fece una scenata dicendo che non avremmo avuto nessun finanziamento da parte delle banche legate alla Dc” (praticamente tutte). E allora, quando ci trovammo in difficoltà perché c’era da pagare un’ulteriore rata ad Agnelli, fui costretto a rivolgermi all’unica banca che si era detta disponibile, il Banco Ambrosiano.

E qui inizia il calvario.

Si arrivava a Calvi tramite l’avvocato Umberto Ortolani, personaggio della Roma politica di quegli anni, un uomo che è stato in vari consigli di amministrazione dell’ENI, in vari istituti pubblici e gentiluomo di sua Santità.

Calvi al secondo o al terzo incontro parlò di massoneria; io non vedevo nella massoneria un’organizzazione criminale. Comunque non partecipai mai a riunioni massoniche, non sapevo neanche dove si riunissero. Incontrai Licio Gelli esclusivamente in una sala dell’Excelsior a Roma.

E dunque?

Quando ci trovammo sempre più indebitati con il Banco Ambrosiano bisognava trovare una soluzione. Calvi decise di  acquisire il 40% delle azioni del gruppo contro un aumento di capitale di 150 miliardi di lire.

Il 29 aprile 1981, viene firmato l’accordo.

Lo stesso giorno una parte dei capitali (circa 100 milioni di dollari) che dovevano essere la prima tranche dell’aumento di capitale, finirono su un conto di una società liberiana (‘Zirca Corporation’- l’anagramma di Zir-Riz, ca-capitale, quindi capitale Rizzoli).

Questi fondi dalla banca Rotschild di Zurigo finirono in una serie di conti tutti identificati che facevano capo a quelli che i magistrati milanesi hanno chiamato i ‘BLU’ dai nomi dei titolari dei conti ovvero Bruno Tassan Din, Licio Gelli, Umberto Ortolani.

Alla Rizzoli però non arrivò neanche un soldo.

Poi ci fu una seconda tranche di soldi della quale però il ministero del tesoro e la banca d’Italia non diedero l’autorizzazione.

Comunque dalla vicenda del banco Ambrosiano io sono stato prosciolto mentre Tassan Din, Gelli e Ortolanio furono condannati.

Il banco Ambrosiano viene commissariato e nasce il Nuovo banco Ambrosiano (NBA).

Da una parte l’obiettivo del NBA era di far fallire la Rizzoli-Corriere della Sera, dall’altra ci fu il tentativo di andare in amministrazione controllata se non altro per avere il tempo di capire.

Pochi mesi dopo l’amministrazione controllata, vengo arrestato (per bancarotta impropria della Rizzoli perché con una decisione ardita e unica nella storia del diritto fallimentare italiano l’amministrazione controllata fu equiparata al fallimento). Quando fui arrestato lasciai la carica di presidente.

Da quel momento inizia un’agonia senza fine.

2 mesi di carcere preventivo, poi esco per  un paio di mesi ma vengo nuovamente arrestato questa volta per le vicende relative all’Ambrosiano in quanto Tassan Din, anche lui in carcere, aveva bellamente raccontato che io ero uno dei fruitori di questi fondi. Mi sequestrarono tutti i beni compreso il pacchetto di controllo.

In realtà i giudici sapevano  che io non c’entravo nulla.

Oltre 400 giorni di carcerazione preventiva. Cosa pensa della giustizia?

Dei giudici italiani penso che in linea di massima siano come tutti i professionisti, alcuni capaci, altri incapaci. Il problema è quando la giustizia diventa un regolamento di conti.

Il Corriere per i ‘poteri forti’ era un obiettivo.

E oggi?

Sembra non sia cambiato nulla. Craxi non va bene? Arrestiamolo. Guardi la vicenda di Berlusconi; sappiamo tutto delle 32 ragazze di Arcore mentre non sappiamo niente della strage di piazza Fontana. Non è normale. Calvi è morto nell’82 e non sappiamo neanche se è stato omicidio o suicidio. Per certi fatti si indaga in modo minuzioso mentre quando ci si trova davanti ad altre verità si gira la testa dall’altra parte.

Il 18 giugno inizia il processo a Milano. Cosa si aspetta, ha fiducia nella giustizia, nonostante tutto quello che le è accaduto?

Io comunque cerco di combattere la mia battaglia fino in fondo. Sono stato assolto in via definitiva nel 2009 ma  per arrivare all’assoluzione, ho dovuto rinunciare alla prescrizione e all’indulto. Voglio che la Corte sancisca che io non ho commesso il fatto.

La stessa cosa la chiedo al tribunale civile di Milano. A me non interessa il Corriere della sera, sono vecchio, ho la sclerosi multipla, non sono un uomo che ha delle particolari aspirazioni, non mi faccio illusioni. Io voglio che per una volta in questo paese sia chiarita la verità e non sia sempre il paese dei misteri.

Rabbia?

La rabbia ce l’ho da allora. Ed è quella rabbia che mi ha spinto a continuare a cercare la verità nonostante tutto con costi spaventosi. Questa è una giustizia di classe, soltanto i ricchi possono permettersi di arrivare alla verità perché i processi sono talmente lunghi ed estenuanti che soltanto chi ha disponibilità finanziarie in eccesso può andare avanti per 25 anni con avvocati, periti, consulenti e rispondere colpo su colpo.

Ha mai pensato di scrivere un libro sulla sua vicenda?

Scriverò un libro quando la ‘faccenda’ sarà finita.

Giovanni Lucifora