Rizzoli-Corsera: La vicenda

Controinformazione

E’ una vicenda complicata, sotto il punto di vista tecnico, ma estremamente esplicativa sotto quello politico-finanziario. E di mezzo, neanche a dirlo, c’è la loggia massonica Propaganda 2, la P2.

Siamo negli anni ’80. Il principale quotidiano italiano, il Corriere della Sera, è finito sotto il controllo della massoneria ‘deviata’. Il Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, per effetto di un aumento di capitale, deve versare a Rizzoli 150 miliardi di lire. I soldi però non escono fuori, o almeno non raggiungono l’obiettivo ufficiale.

Facciamo un passo indietro. La Rizzoli, alla fine degli anni ’70, sbaglia alcuni investimenti che deteriorano le casse del gruppo che edita il Corriere. Per salvare il salvabile, l’editore si affida a manovre oscure e di mezzo c’è la P2. Tanto che nell’elenco sequestrato a Castiglion Fibocchi, residenza di Licio Gelli, compare il nome di Franco Di Bella, direttore del Corriere della Sera. E’ scandalo: il maggior quotidiano italiano è sotto il controllo dei massoni.

Sì, è uno scandalo, ma rileggendo il Piano di Rinascita Democratico (di Licio Gelli), piano eversivo per cambiare gli equilibri in Italia, a favore di pochi eletti, ci si accorge che era stato tutto già scritto. Per i poteri oscuri infatti gli organi di informazione, e soprattutto i principali quotidiani, erano uno strumento indispensabile, all’epoca. E pure oggi.

Dunque il Banco Ambrosiano, strettamente legato alla P2, entra in azione e ‘scippa’ il quotidiano al suo legittimo proprietario Angelo Rizzoli. Il Corriere era infatti finito in amministrazione controllata, Rizzoli è estromesso e da quel momento il giornale inizia a far riquadrare i conti. Forse non erano messi poi così male, chissà. Fattostà  che un gruppo di azionisti (Agnelli, Montedison, Mittel e Arvedi) sotto la regia del Nuovo Banco Ambrosiano guidato da Giovanni Bazoli, diventano proprietari del quotidiano. Lo acquistano nel 1984 per 9 miliardi di lire, un prezzo che dire stralciato è un eufemismo.

Rizzoli non ci sta, allora inizia una battaglia giudiziaria che porterà l’ex editore in carcere, per tredici mesi (407 giorni); subisce 6 processi, il tutto mentre Rizzoli, dal 1963, è affetto da sclerosi multipla. Si scoprirà poi che Rizzoli ha certamente commesso errori, anche gravi, ma uscirà indenne dai procedimenti penali e civili, a parte uno sul quale però sorgono altri e ulteriori dubbi.

Nel maggio dello scorso anno, Angelo Rizzoli, scrive all’attuale direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli rivendicando i danni subiti, tra i quali la morte del padre per infarto, conseguenza dell’arresto dei figli, le indagini nei confronti delle sorelle, il sequestro dei beni e il suicidio della sorella di appena 22 anni.

De Bortoli risponde sottolineando i gravi errori commessi dall’ex editore e la condanna per diffamazione nei confronti di Giovanni Bazoli, adesso presidente di Intesa Sanpaolo e socio di riferimento del gruppo editoriale.

Per fare chiarezza su questa vicenda, l’onorevole del Pdl Deborah Bergamini, ha chiesto una commissione parlamentare d’inchiesta e in particolare sulle vicende avvenute tra il 1981 e il 1984. Alcuni politici però non sono d’accordo. C’è chi vede in questa richiesta un attacco al Corriere e chi non ritiene opportuno tornare a parlare di P2. Alcuni dei nomi coinvolti in questa oscura (e drammatica) vicenda sono: Roberto Calvi, Licio Gelli, Bruno Tassan Din e Umberto Ortolani.


Giovanni Lucifora

(www.incontrolaltrainformazione.com)


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