LA MORTE DI FELTRINELLI

Controinformazione

Ufficialmente Giangiacomo Feltrinelli morì sotto un traliccio
il 14 marzo 1972, dilaniato da un’esplosione,
mentre stava preparando un ordigno.
Ma chi era Feltrinelli?

I più lo ricordano quale fondatore della storica casa editrice che ancora oggi porta il suo nome. In realtà occorrerebbe far luce sul suo fervente  attivismo politico.

Nel 1945, aderì al Partito Comunista Italiano, che sostenne anche con ingenti somme di denaro. Amico di Fidel Castro, nel 1969, a seguito della strage di Piazza Fontana, temendo un suo coinvolgimento, decise di passare alla clandestinità. Nel 1970 fondò il GAP (Gruppo d’azione partigiana). Un gruppo paramilitare in contrasto con il Partito Comunista, a cui rimproverava un’eccessiva linea morbida.



Il 14 marzo 1972 Feltrinelli salì su un traliccio dell’Enel, per collocarvi una carica esplosiva e provocare un black out a Milano. Quell’ordigno non funzionò a dovere e morì dilaniato dallo scoppio. Se l’azione fosse andata in porto, la radio clandestina Radio Gap, avrebbe diffuso la notizia e le motivazioni del gesto. In sostanza si trattava di una protesta contro il congresso del PCI, in corso di svolgimento a Milano, della sua indifferenza contro gli evidenti preparativi di un colpo di stato fascista in Italia.

Ma veniamo alle Zone d’Ombra. Come già detto, l’editore morì ufficialmente a causa di un tragico incidente, mentre stava preparando un attentato dinamitardo. C’è però una perizia medico legale dei Prof. Gilberto Marubini e Antonio Fornari, mai pubblicata, che getta ombre inquietanti sul caso. Le ferite di Feltrinelli non sono solo frutto dell’esplosione, ma anche di colpi inferti sulla sua testa. Inoltre le sue mani erano intatte e c’erano tracce di legacci sui polsi, nonché una ferita al lobo temporale destro, come se avesse ricevuto un pugno o una percossa.

Le indagini, all’epoca, furono eseguite dal Capitano dei Carabinieri Pietro Rossi, risultato poi in collegamento con il servizio segreto SID. Il Magistrato incaricato Antonio Bevere, fu estromesso dal Procuratore Capo Enrico De Peppo, sembra per forti divergenze politiche: Bevere era apertamente schierato a sinistra, mentre De Peppo era notoriamente uomo di destra. Infine il Generale dei Carabinieri Palumbo, era affiliato alla P2, come si scoprì successivamente dagli elenchi di Villa Wanda a Castiglion Fibocchi.

I giornalisti, che all’epoca tentarono di vederci chiaro sulla morte dell’editore, furono processati per diffusione di notizie false e tendenziose, come Camilla Cederna.

Siamo chiaramente nel campo delle ipotesi, anche se risulta, ancora una volta evidente, il torbido intreccio politica-servizi segreti e ancora più evidente una perizia medico legale, quantomeno trascurata.


Massimo Lippolis