Uxoricidio (quasi) impunito

Spunti quotidiani

Il titolo potrebbe prestarsi ad un pericoloso equivoco. Ci preme sottolineare, che più che un consiglio ai mariti esasperati, tale articolo ha l'intento di far risuonare un campanello d'allarme alle dolci consorti.

Attenzione, care mogli, se la lettura preferita del vostro coniuge non è il Corriere Dello Sport ma è il Codice Penale, e per di più non ha dimestichezza con problematiche di natura giuridica, allora gatta ci cova.

Veniamo ora al punto.

E' davvero possibile commettere il reato di Uxoricidio e rimanere impuniti? Sembra impossibile, ma la risposta è si. Si tratta di un vero e proprio virtuosismo giuridico.

Prima cosa da fare è, naturalmente, l'eliminazione fisica della consorte. Fatto ciò, ci si autodenuncerà ai Carabinieri di zona. Si spiegherà il fatto nei dettagli e si svelerà l'arma del delitto. Ora, non sussistendo esigenze di custodia cautelare, in quanto non esistono né problemi di inquinamento delle prove, né di fuga, l'arresto non scatterà. Il marito assassino potrà tranquillamente aspettare l'inizio del processo, libero come l'aria.

Il Codice Penale prevede per il reato di uxoricidio, la pena dell'ergastolo, ma una volta dimostrato di aver agito in uno stato d'ira, per un fatto ingiusto(art.62 n.2), come ad esempio il tradimento,una volta impegnatosi nel risarcire i parenti della vittima ed infine chiesto il rito abbreviato, le cose muteranno radicalmente. Iniziato il processo, infatti, il Giudice si trasformerà in un vero e proprio esperto di contabilità e comincerà a detrarre. La pena, non più dell'ergastolo, sarà di 24 anni, poiché venute meno le aggravanti. Meno un terzo, art.62 n.2 (stato d'ira) = 16 anni; meno un terzo, art.62 n.6 (risarcimento ai parenti) = 11,33 anni; meno un terzo, art.62 bis (attenuanti generiche) = 7,5 anni; meno un terzo, rito abbreviato = 5 anni; infine, meno 3 anni per l'indulto = 2 anni, con la sospensione condizionale della pena. Se la giustizia sarà severa, la condanna sarà di 3 anni, con il conseguente affidamento ai servizi sociali.

Naturalmente tale procedura è applicabile anche nel caso in cui sia la moglie ad uccidere il marito. Ci siamo limitati al caso in cui sia il marito l'assassino, solo perché statisticamente più frequente.

Tutto ciò dovrebbe indurci ad una seria riflessione circa la superficialità o comunque una certa leggerezza, a volte, del nostro ordinamento. Si consiglia, a tal proposito, un libro molto interessante: Toghe Rotte, scritto dal Giudice Bruno Tinti.

Massimo Lippolis