LA MAFIA ROMANA

Spunti quotidiani

Uno spunto per chi è interessato alle infiltrazioni mafiose nel territorio romano. L'articolo di Giovanni Bianconi sul Corriere della sera. Attenta analisi della situazione attuale

I padrini del litorale.
I 51 arresti della «cupola» di Ostia dimostrano che la mafia di Roma è un'inquietante realtà

Dei cinquantuno arrestati nell'operazione di polizia chiamata «Nuova Alba», ventisette sono accusati di associazione mafiosa. Numeri siciliani, o calabresi. Invece è accaduto a Roma, all'esito di un'inchiesta durata poco più di un anno e condotta con le metodologie tipiche dell'investigazione antimafia: microspie e dichiarazioni di pentiti che hanno svelato dall'interno il modus operandi dell'organizzazione criminale che da Ostia ha esportato affari e interessi in varie zone della città. E non è un caso che un simile risultato sia stato raggiunto da inquirenti e poliziotti che, prima di approdare nella Capitale, hanno lavorato a lungo nel contrasto a Cosa nostra e alla 'ndrangheta.



Parlare di mafia da queste parti non è una novità, mastavolta la situazione si presenta con altri connotati. Finora ci si concentrava sulle infiltrazioni della malavita organizzata, gli investimenti nascosti, la necessità di intrecciare rapporti col potere politico ed economico; la mafia a Roma, insomma. Ora emergono gli indizi (secondo i magistrati le prove) di almeno due gruppi prima contrapposti e poi pacificati che gestiscono una porzione di territorio, hanno insediato le proprie attività illecite (dalla droga alle estorsioni e all'usura) e impongono le loro regole attraverso le minacce e la violenza; la mafia di Roma, quindi.

C'è differenza. La capitale non più solo terra di penetrazione per il riciclaggio e le relazioni nei Palazzi da parte di chi ha accumulato altrove i propri guadagni truffaldini, ma un'area dove impiantare traffici illegali con modi solitamente utilizzati in altre regioni, tradizionalmente considerate in mano alla mafia. Il «metodo mafioso» fondato sulla «capacità di intimidazione e la condizione di assoggettamento e omertà», come scrivono i magistrati, è arrivato anche qui.

Si parla di «controllo del territorio» e spartizione dei settori d'intervento: a me il traffico di droga in questa zona, a te in quella, a lui il mercato delle armi, necessarie a convincere i più riottosi. E poi il racket, che spesso si trasforma in strozzinaggio e spreme le vittime fino alla cessione degli esercizi commerciali. E ancora il condizionamento della pubblica amministrazione, l'assegnazione delle case degli enti pubblici, i tentativi di pilotare gli appalti per la riqualificazione del porto.

Tra le persone coinvolte c'è chi in passato ha avutorapporti con qualche epigono della banda della Magliana, che proprio a Ostia aveva una delle sue ramificazioni più significative. Un fenomeno criminale - quello - deflagrato vent'anni fa tra omicidi e tradimenti, che altri giudici tentarono di ricondurre nei confini dell'associazione mafiosa, ma alla fine le sentenze fecero cadere l'accusa.

Oggi la Procura ci riprova con gli eredi di quell'esperienza, forte di conversazioni captate in diretta che sembrano tratte direttamente da Il Padrino , e di parentele e rapporti d'affari molto stretti tra alcuni inquisiti e importanti cosche siciliane. I processi diranno se il reato di associazione mafiosa può considerarsi provato oppure no, ma intanto parlano i fatti rivelati dall'indagine. La «mafia di Roma», al di là delle qualificazioni giuridiche, più che un'ipotesi o uno spettro sembra un'inquietante realtà.


Giovanni Bianconi