LA LEGGE BAVAGLIO

Spunti quotidiani

La nuova legge sulle intercettazioni, approvata dalla Camera dei Deputati, (17 maggio 2010), ha avuto un primo via libera in Commissione Giustizia, al Senato. Occorrerà una terza lettura alla Camera, per essere approvata definitivamente. Naturalmente, durante questi passaggi, alcune correzioni saranno inevitabili. Cercherò di portare a conoscenza l’intendimento originario di tale riforma: tutela della privacy o legge insicurezza? 

Non intendo qui formulare un giudizio soggettivo sulla bontà ed efficacia di tale legge, anche se il titolo dell’articolo fa capire apertamente il mio pensiero in merito. Per emettere un giudizio serio, visto l’estrema delicatezza della questione, occorre essere a conoscenza della materia. Mi limiterò pertanto a spiegarne i contenuti e le ripercussioni che avrà in campo giudiziario, politico e informativo e di riflesso sui comuni cittadini.

 

 

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L’articolo 114 comma 7 del codice di procedura penale, recita quanto segue: “E’ sempre consentita la pubblicazione del contenuto di atti non coperti dal segreto”. Con la nuova legge, tale comma verrà abrogato. Il divieto di pubblicazione potrà essere esteso anche ad atti non secretati.

Riguardo la “pubblicità” della giustizia, con la nuova riforma è vietata la pubblicazione dei nomi dei magistrati che si occupano di un determinato procedimento. I cittadini non potranno più sapere il nome del/dei magistrati che si stanno occupando, ad esempio, di processi per mafia, per camorra, etc. Se tale legge fosse entrata in vigore tempo fa, Falcone e Borsellino sarebbero stati ricordati come puri impiegati statali.

Veniamo ora al merito della questione: le intercettazioni potranno avere una durata massima di 40 giorni. Tale termine potrà essere prorogato di 20 giorni, ma una sola volta.

Se prima era competente un giudice monocratico (il GIP, giudice per le indagini preliminari), ora sarà un collegio di magistrati. Inoltre la competenza in materia di intercettazioni, sarà concentrata su 26 uffici giudiziari, e non su 166 come in passato.

Ma veniamo al punto focale. Cambiano radicalmente le condizioni per poter utilizzare le intercettazioni. Prima della riforma, vi erano 2 condizioni: l’indispensabilità ai fini della prosecuzione delle indagini e gravi indizi di reato.

Cosa succede ora con la nuova legge?

Il primo punto viene confermato, la novità sta’ nel secondo punto: non più gravi indizi di reato, ma gravi indizi di colpevolezza. Ora la domanda sorge spontanea: ma i giudici non si avvalgono del sistema d’indagine delle intercettazioni, proprio per provare i gravi indizi di colpevolezza?

Se l’uso delle intercettazioni è legittimo solo dopo aver accertato questi gravi indizi, a che servono le intercettazioni stesse? Se io magistrato sono arrivato ad un punto d’indagine tale da poter provare i gravi indizi di colpevolezza, significa che sono al momento conclusivo. Ed allora che me ne faccio delle intercettazioni?

Fino ad ora abbiamo parlato di intercettazioni a livello generale. Entriamo nello specifico: le intercettazioni visive.

Con la riforma, se una telecamera riprenderà la consumazione di un reato, tali immagini non potranno costituire prova, poiché preventivamente non c’è stata un’intercettazione. Ma come si fa  ad essere a conoscenza di un reato che si consumerà in futuro?

Capitolo intercettazioni ambientali. Anche qui, potranno essere  messe in atto solo al momento in cui si sta consumando il reato. E’ sempre il solito problema: se sappiamo che il giorno X alle ore Y si compierà un crimine, dov’è l’utilità dell’intercettazione?

Durata delle intercettazioni, 40 giorni, con proroga 60. Salvo reati di associazione a delinquere e terrorismo. Ma qui parliamo di reati gravissimi. Pensiamo all’associazione a delinquere. Le indagini per provare siffatto reato, sono molto complesse e laboriose. In genere ci si arriva per gradi. Molti reati sono collegati tra di loro. Un lungo percorso criminale, nel quale l’associazione a delinquere rappresenta molto spesso il culmine. E 60 giorni possono essere sufficienti per completare il percorso investigativo?

Altra novità: le intercettazioni utilizzate per provare un determinato reato, non potranno essere utilizzate per altri procedimenti, tranne il reato di criminalità organizzata. Ciò significa che se io sto intercettando un rapinatore e dalla conversazione esce fuori che lo stesso ha commesso un omicidio o ha violentato una bambina di 12 anni, tale intercettazione potrà essere utilizzata solo per il procedimento di rapina e non per quello di omicidio e di stupro.

Per terminare vi elencherò alcuni casi di cronaca giudiziaria recente: La truffa della sanità nel Lazio (lady Asl); lo stupro della Caffarella a Roma; il sequestro Abu Omar; calciopoli; Scajola e l’affare immobiliare. Cosa hanno in comune tutte queste vicende? Con la nuova riforma non sarebbero mai esistite, o comunque non ne saremmo mai venuti a conoscenza.

 

Massimo Lippolis