MORIRE IN CARCERE: Cinque storie qualsiasi

Spunti quotidiani

Chi generalizza è poco intelligente ma chi si lascia andare a facili giustizialismi è pericoloso. E sì, perché la morte è uguale per tutti sia in carcere che fuori, e se in 10 anni nelle case circondariali italiane sono morte quasi 1.700 persone, allora una riflessione è obbligatoria. Obbligatoria perché spesso si tratta di casi che non riguardano esclusivamente terroristi o pericolosi latitanti ma ragazzi e uomini dalle vite devastate o che magari non hanno fatto proprio nulla.

Cinque storie qualsiasi.

La vicenda di Stefano Cucchi è tristemente nota a tutti. Il 15 ottobre scorso viene arrestato al Parco degli Acquedotti a Roma, per motivi di droga, forse è in possesso di qualche grammo di hashish, e comunque. Il trentunenne trascorre la notte in caserma e l'indomani il giudice ne dispone l'arresto in carcere in attesa dell'udienza successiva. Il 22, dopo una settimana, muore all’ospedale Sandro Pertini dopo essere passato per gli ambulatori del Tribunale, del carcere di Regina Coeli e dell’ospedale Fatebenefratelli senza la possibilità di vedere i suoi parenti.

(Si attende il rinvio a giudizio per 9 medici e 3 agenti della polizia penitenziaria)

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E anche a un altro Stefano questa possibilità è stata negata. Un artigiano di 48 anni, Stefano Frapporti, incensurato, è stato arrestato il 21 luglio del 2009 da una pattuglia di carabinieri in borghese mentre tornava a casa. Fermato per una manovra errata mentre guidava la bicicletta, Stefano avrebbe confessato di avere dell’hashish, a casa. Immediata la perquisizione domiciliare; Stefano consegna una trentina di grammi di hashish e i carabinieri ne trovano altro. Scattano le manette. Prima viene portato in caserma e poi al carcere di Rovereto; qui gli viene negata la possibilità di telefonare alla sorella. Dopo due ore, Stefano Frapporti viene trovato impiccato con il cordoncino della tuta da ginnastica che indossava. Ma alle persone in stato di arresto non viene sequestrata la cinta, i lacci delle scarpe e tutto ciò che può essere utilizzato come cappio?

(Le indagini sono ancora in una fase iniziale)

http://frapportistefano.blogspot.com/

 

Niki Aprile Gatti, 26 anni, incensurato, è stato invece arrestato il 19 giugno 2008. Vive a San Marino. Viene portato nel Carcere di massima sicurezza di Sollicciano (FI), tra le strutture carcerarie più difficili d’Italia. E' in custodia cautelare, si tratta di ipotesi di reato. E’ accusato di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe informatiche nell’ambito di una indagine partita da Firenze. Un’indagine complicata…

Dopo tre giorni di isolamento (senza contatti con la famiglia) subisce il primo interrogatorio; vuole collaborare, vuole uscire da lì. Il 24 giugno, all’indomani dell'incontro con il pm, muore in cella in circostanze poco chiare e Niki è definito: ‘suicidato’.

(Inchiesta archiviata)

http://nikiaprilegatti.blogspot.com/

 

Marcello Lonzi, 29 anni, muore nel carcere di Livorno. E’ l’11 luglio del 2003. Secondo l’autopsia si tratta di un arresto cardiaco per cause naturali. La madre non crede a questa versione e il pm Roberto Pennisi apre un fascicolo contro ignoti, per omicidio. Nell’ottobre del 2006 il corpo di Marcello Lonzi viene riesumato per essere sottoposto ad una nuova perizia medico-legale. Alcune ferite non sono compatibili con la versione ufficiale.

(Il 19 maggio a Livorno il Gip ha deciso l’archiviazione)

http://marcellolonzi.noblogs.org/

 

Di Aldo Bianzino abbiamo già pubblicato articoli e un’intervista con il figlio Rudra. Praticamente Aldo era un falegname di 44 anni, incensurato. Viveva in un casale. Il 12 ottobre del 2007 viene arrestato assieme alla compagna perché vengono trovate alcune piantine di marijuana. La sera del 13 Aldo Bianzino è dichiarato morto nel carcere di Capanne. Prima di arrivare nella casa circondariale è passato dal commissariato di Città di Castello e dalla Questura. Le perizie raccontano di un corpo che ha subito colpi presumibilmente inferti con tecniche militari che non lasciano segni, esternamente… ma i segni, sia esternamente che internamente, sono evidenti: sul volto, alle costole, al fegato, alla milza e al cervello.

(A fine giugno ci sarà l’udienza per riaprire il caso)

http://veritaperaldo.noblogs.org/

 

Sono cinque casi differenti tra loro, alcuni conosciuti altri no.

 

Giovanni Lucifora