DEI MISTERI E DELLE BUFALE

Spunti quotidiani

Dopo intensi e faticosi studi, sono arrivato ad una conclusione che ha dello straordinario: Marilyn Monroe non è affatto morta, è viva e vegeta!

Trascorre la sua vita in un paesino sperduto dell’America, insieme al suo amore di sempre: John Fizgerald Kennedy, anch’esso vivo e vegeto, scampato ad un attentato a Dallas più di 40 anni fa. Le loro giornate scorrono serenamente. Lontano dai riflettori, conducono una vita semplice, senza fronzoli. Il gioiello di famiglia è la nipotina dodicenne, che ricambia cotanto affetto con una serie di soddisfazioni. L’ultima è il fidanzamento ufficiale con Michael Jackson, che finalmente ha smesso di correre dietro alle bambine. Per amore di lei è arrivato persino ad inscenare la propria morte. Non solo, avendo saputo che il suo futuro suocero è l’ex Presidente degli Stati Uniti, strenuo difensore dei diritti della razza nera, si è scurito nuovamente la pelle.

__________________________________________

Vi starete ponendo la domanda: ma le prove di tutto ciò? Un mio collega, che vive ormai da anni oltreoceano. Testimone oculare! Quando mi ha raccontato la scena, sono rimasto esterrefatto. Stava cenando al ristorante cinese ‘Da Bruce’, quando ha notato la bella famigliola al completo: Marilyn, John, la nipotina e Michael. Parlavano di un concerto a cui avevano assistito la sera prima. Un duetto straordinario tra Elvis Presley e Jim Morrison, anche loro vivi e vegeti, ma questo si sapeva… Mancava solo Paul Mc Cartney, ma il vero Paul è morto più di 30 anni fa e l’impostore che ne ha preso il posto, non è in grado di reggere il confronto. Percentuale di attendibilità della fonte? 100%.

Il collega in questione, di cui non posso rivelarne il nome, è persona seria, integerrima e scrupolosa. Non beve, non fuma, non fa uso di stupefacenti, equilibrato e mentalmente stabile. Ha un solo difetto: è cieco dalla nascita.

Questa scherzosa premessa, solo per introdurre un argomento, questo si serio, che necessita di un approfondimento. Il problema delle cosiddette ‘bufale’.

In realtà ci sono 2 tipi di bufale: quelle innocue, messe in circolazione da mitomani, o peggio da psicopatici, che vedono i misteri, i complotti dappertutto. Sono di facile smascheramento e non vale la pena dilungarci; le altre, le più pericolose, messe in circolazione da abili manipolatori, con i fini più disparati, ad esempio il fine prettamente economico.

Il mistero si sa, ‘tira’, come si dice in gergo, genera audience. E di qui il proliferare di libri, riviste, rubriche televisive e radiofoniche, siti web, che si autodefiniscono d’inchiesta, ma che d’inchiesta non hanno proprio nulla. Prendiamo ad esempio una nota trasmissione televisiva, che usa da anni la stessa tecnica: lancia il mistero (una rivelazione clamorosa), crea la suspance (…ma ne parleremo dopo la pubblicità) e al ritorno in studio va in onda la supercazzola, parafrasando il film ‘Amici Miei’. Vicende slegate e notizie disorganiche che non portano a nessun filo comune di indagine. Ma il loro intento è stato raggiunto: inchiodare più telespettatori possibili davanti al teleschermo, i quali per non perdere neanche un secondo dello scoop, si sorbiscono volentieri tutta la pubblicità.

Poi c’è un fine politico, ancora più pericoloso, che consiste nel destabilizzare, depistare, creare allarmismo sociale, sviare dai problemi concreti, annientare gli avversari. Chi non ricorda, al riguardo, la strategia della tensione degli anni ’70?

Ora tutto ciò non sta a significare che in presenza di una notizia apparentemente incredibile, illogica, un investigatore, a priori, non debba prenderla in considerazione. Il compito di ogni buon investigatore che si rispetti, è di non basarsi su impressioni soggettive, bensì su fatti e circostanze oggettive.

Come la Procura, non appena ha una notizia di reato, è obbligata ad esercitare l’azione penale, così l’investigatore, non appena viene a conoscenza di una notizia, è obbligato all’azione investigativa. Sarà solo l’osservazione, l’analisi, lo studio che permetterà o meno di archiviare il caso come bufala.

Massimo Lippolis