ANNO 2011: Roma violenta

Spunti quotidiani

Bilancio di un anno di sangue nella capitale.


Criminalità organizzata? Piccole bande crescono? O semplici omicidi tra amici? Non è dato saperlo. Quel che è certo è che il 2011 è stato un anno decisamente agitato per la capitale d’Italia. Una stagione  che ha fatto rivivere anni che sembravano appartenere alle cronache del passato, quegli anni bui in cui nessuno era al sicuro e la associazioni criminali la facevano da padroni incontrastati nello scenario romano e nazionale.

Quello di Tor Bella Monaca, dove un uomo di 50 anni è stato gambizzato, è solo (si spera) l’ultimo episodio di cronaca di un anno vissuto pericolosamente, tra le periferie, ma non solo. Si perché anche nelle centralissime vie della città eterna è stato versato sangue. Il 10 novembre infatti, a via di Fontanella Borghese un gestore di una sala giochi è stato colpito da tre colpi di pistola. Pochi giorni dopo invece, la fredda mano di killer ignoti si sposta sul litorale romano: a Ostia due pregiudicati vengono uccisi in due momenti diversi della giornata. Erano legati alla banda della Magliana.

Ed ecco il passato che ritorna. Quello più buio, quello che le vecchie generazioni hanno vissuto sulla propria pelle e le nuove l’hanno conosciuto attraverso film e fiction di successo. Ma questa non è finzione, è realtà nuda e cruda. La stessa realtà che sbatte in prima pagina il nome di Flavio Simmi, prima gambizzato, poi freddato pochi mesi dopo nel quartiere Prati. Anche nel suo caso si parla di coinvolgimenti con la storica associazione criminale romana.

La primavera è stata senza dubbio la stagione più calda. I sicari, molti dei quali in sella ad una moto, non hanno dato tregua ad una città le cui mura trasudano ancora sangue di politici, magistrati, funzionari dello stato e semplici criminali che negli anni 70-80 hanno pagato lo scotto di far parte di una società spesso violenta, corrotta e criminale come quella romana. Nel mite clima di aprile, infatti, Roberto Ceccarelli di anni 45, sempre nel benestante quartiere Prati, viene freddato da cinque colpi di pistola.

La parola che più spesso viene pronunciata, un po’ per stigmatizzare gli eventi, un po’ perché non si sa bene quali pesci prendere e un po’ perché effettivamente di questo si tratta è: regolamento di conti. Come quello che porta all’assassinio di un 25 enne romano già noto alle forze dell'ordine freddato in via Pietro Bembo, il 27 luglio nel popolare quartiere di Primavalle.

Al di là degli episodi specifici basta fornire qualche dato per capire la gravità della situazione: per tutto l’arco del 2011 sono state circa 20 le sparatorie nelle strade di Roma, 33 invece gli omicidi accertati, più le decine di feriti tra gambizzati e vittime scampate alla morte grazie al tempestivo intervento dei soccorsi.

Le istituzioni dal canto loro non sanno più come arginare il fenomeno. Tra mediatiche firme di patti per Roma Sicura (al momento se ne contano 3) tra ministero dell’interno e Campidoglio, minimizzazioni da parte del sindaco Gianni Alemanno e sforzi più o meno concreti di rafforzare la presenza di forze dell’ordine sul territorio, ancora non si è arrivati ad una soluzione in grado di arginare il pericolo di nuovi anni di piombo. Il che risulta abbastanza comprensibile dal momenti che è tuttora incerta la matrice di tale violenza. Chi ha il compito di rappresentarci ancora fatica a pronunciare i nomi “mafia” e “criminalità organizzata”. Finché il problema non lo si conosce, quindi, è poi conseguentemente difficile combatterlo.

Tuttavia il problema non si esaurisce ai soli delitti figli di attività illecite e criminose. Il campanello d’allarme arriva anche da una violenza imperversante figlia di rabbia, odio e repressione insita nel comune cittadino che si trasforma in feroce potenziale assassino anche per futili motivi. È quanto successo nel Rione Monti, dove il giovane musicista  Alberto Bonanni è stato aggredito da un uomo armato di spranga, solo per aver fatto eccessivo chiasso con la sua musica all’interno di un locale. Il ragazzo si trova ancora in coma. E come potersi esimere dal domandarsi cosa passava nella mente di un ragazzo che ha ucciso un suo coetaneo, presumibilmente anche suo amico, a causa di una sigaretta non negata. La vittima aveva 16 anni.

Ugo Cataluddi