VIA POMA: In attesa dell’udienza.

Spunti quotidiani

La 'superperizia' scagiona Busco.

Se non ci saranno controdeduzioni valide, è libero.

E dunque?


Tutto da rifare? Ripartire da zero? No. Una certezza, dopo i risultati della cosiddetta ‘superperizia’, c’è; ed è che processualmente non è provato che Raniero Busco sia l’assassino di Simonetta Cesaroni, la ventenne uccisa negli uffici dell’Aiag il 7 agosto del 1990. Una certezza che arriva a pochi giorni dalla prossima udienza del processo d’appello quando le analisi tecniche saranno spiegate con deduzioni e controdeduzioni. Staremo a vedere.

Ma perché oggi possiamo affermare che la sua innocenza (processuale) è certa?

Primo perché non è provato (‘al di là di ogni ragionevole dubbio’) che Busco fosse sulla scena del crimine quel giorno; secondo perché alcuni elementi fondamentali, dati per certi per vent’anni, oggi sono ‘evaporati’, scomparsi, puff. Il morso non è un morso, il dna di Busco c’è, ma c’è anche il dna di altre due persone; il sangue sulla scena del crimine non appartiene all’ex di Simonetta, e una traccia nell’ascensore appartiene ad un’altra persona; infine è stata spostata l’ora della morte e persiste il pericolo di contaminazione dei reperti. Con tutte queste incertezze, la Giustizia italiana, può condannare un uomo, in questo caso anche padre di famiglia?

In primo grado la tesi dell’accusa aveva puntato l’attenzione anche sulle lettere che la ragazza scriveva e che facevano trapelare un disinteresse di Busco ventenne nei confronti di Simonetta ventenne; Busco era stato descritto come soggetto violento (sempre dall’accusa) e alcune intercettazioni tra la mamma di Busco e alcune amiche suscitarono molti dubbi, ma chiedo: come dovrebbe comportarsi una mamma che ha davanti a se l’incubo di un figlio ergastolano? Non è giustificabile ma è comprensibile. E comunque non sono prove schiaccianti di un efferato omicidio.

Certezze dunque poche per condannare una persona… Il resto, con questa superperizia, crolla come un castello di sabbia. E allora mi chiedo, e vi chiedo, perché questo accanimento? Cui prodest? E se un giorno qualche giornalista scoprisse che ci sono altre piste da percorrere?
Nel palazzo di via Poma quel giorno probabilmente c’erano altre persone e non era quella landa desolata descritta da più parti, e forse un’ulteriore filone di indagine, sempre qualche giornalista, potrebbe proporlo, come questo articolo di Repubblica, per  esempio…

(http://roma.repubblica.it/cronaca/2012/03/23/news/via_poma_il_giallo_dell_uomo_con_la_mano_ferita-32058109/)

E guarda un po’, sempre quei ‘delinquenti’ dei giornalisti che cercano la verità, per sbaglio, magari, riescono anche a suggerire piste giuste. E gli inquirenti?
In primo grado abbiamo assistito a perizie che confermavano la compatibilità del ‘morso’ sul seno di Simonetta con l’arcata dentaria di Busco. Oggi, altre perizie, ci dicono che non solo quel ‘morso’ non è compatibile con l’arcata dentaria, ma addirittura che non è affatto un ‘morso’ ma un pizzico con conseguente unghiata, insomma è un’altra cosa. Questo solo per fare un altro esempio; adesso vedremo in aula, martedì 27 marzo, cosa accadrà. Certamente ci sarà il tentativo da parte dell’accusa di rigirare i risultati della perizia. Bene, da cronista, ne innocentista, ne colpevolista, attendo la controffensiva.

Certamente il caso non è chiuso, perché in un modo o in un altro, Busco o va in galera o deve essere risarcito e la famiglia Cesaroni ha diritto di sapere il nome dell’assassino di Simonetta. La Giustizia non può far finta di nulla.
E dire, che alcune cose erano già state dette da qualcuno, ma si sa, il popolo è sovrano solo quando deve pagare le tasse (comprensive di spese legate ai processi, alle perizie, ai risarcimenti…)

Dunque non si riparte da zero perché se trovare un colpevole è l’obiettivo fondante della Giustizia, scagionare un innocente è la base fondante di un paese civile.


Giovanni Lucifora

martedi 27 marzo dalle 23,30 ne parliamo su Radio Manà Manà (fm 89.100 Roma)

nella trasmissione DENTRO LA CRONACA